Home Nazionale L. stabilità: Ichino, contratto ricollocazione si finanzierà da solo

L. stabilità: Ichino, contratto ricollocazione si finanzierà da solo

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Roma, 18 dic. (Labitalia) – Una misura sperimentale per il 'contratto di ricollocazione', il nuovo strumento per il reimpiego introdotto nel nostro ordinamento dalla legge di stabilità e che, per la prima volta, mira a collegare strettamente tra loro le politiche passive del lavoro (sostegno del reddito ai disoccupati) con le politiche attive (inserimento nel tessuto produttivo). Autore della proposta, il giuslavorista e senatore di Scelta Civica, Pietro Ichino. Con un emendamento alla legge di stabilità, la misura è stata infatti approvata, con un finanziamento di 15 milioni per il 2014 e complessivamente di 55 mln in tre anni. Una cifra molto bassa per un progetto di vasta portata come quello della ricollocazione dei disoccupati. "E' vero: se la misura resterà questa -conferma Pietro Ichino a Labitalia- si tratterà soltanto di un piccolo incentivo di avvio. Va detto però che le Regioni possono reperire le risorse necessarie riqualificando la propria ingentissima spesa per le politiche attive del lavoro, oggi quasi tutta assorbita da corsi di formazione professionale di cui nessuno misura l'efficacia. E poi, appena si vedrà che l'esperimento funziona, ci si accorgerà che esso si finanzia da solo: perché i servizi di outplacement sono costosi, sì, ma costano molto meno che tenere i lavoratori per sei, otto o dieci anni in cassa integrazione, come abbiamo fatto fin qui". Il contratto di ricollocazione funziona così: il centro per l'impiego (pubblico) individua il grado di 'occupabilità' della persona che non trova da sola un lavoro e la informa compiutamente sui contenuti del contratto. La persona può scegliere l'agenzia (privata) di cui avvalersi, tra quelle accreditate dalla Regione, che verrà retribuita con un voucher regionale proporzionato alla difficoltà di reinserimento nel tessuto produttivo. Ma il voucher all'agenzia è pagabile solo se il disoccupato consegue un lavoro della durata di almeno sei mesi, mentre in caso di rifiuto ingiustificato di un lavoro (o dell'attività necessaria per trovarlo), al disoccupato viene ridotto o interrotto il trattamento di disoccupazione. Il contratto di ricollocazione, spiega ancora Ichino, "sarà il primo esperimento di collegamento tra politiche passive del lavoro (cioè sostegno del reddito dei disoccupati) e politiche attive (misure per il reinserimento nel tessuto produttivo)". "E anche -aggiunge- di attivazione della necessaria condizionalità del trattamento di disoccupazione: quello che in Gran Bretagna Thatcher e Blair hanno fatto e perfezionato negli anni '80 e '90, Schroeder in Germania negli anni 2000, e noi non abbiamo ancora incominciato a fare". I finanziamenti dovranno arrivare alle Regioni. "In questa fase di avvio -precisa Ichino- si tratterà di una sorta di premio per le prime Regioni che avvieranno l'esperimento. Nessuna può essere obbligata a farlo, trattandosi di materia di competenza esclusiva regionale. L'auspicio è che il successo dei primi esperimenti induca lo Stato, in un secondo tempo, a destinare al finanziamento di questa misura una parte molto più consistente del fiume di denaro, in tutto oltre venti miliardi all'anno, in questo periodo, che spendiamo per il sostegno del reddito dei disoccupati. Invece di spenderlo per mantenerli disoccupati, lo spenderemo per reimmetterli nel flusso delle assunzioni, che è pur sempre rilevante anche in questo periodo di crisi nera". Ichino dettaglia il significato di 'rilevante'. "Nel 2012 in Italia -ricorda il giuslavorista- sono stati stipulati 1,7 milioni di contratti di lavoro regolari a tempo indeterminato. Il problema è che di queste occasioni di lavoro i nostri centri per l'impiego ne hanno vista una parte insignificante. Con la cooperazione tra servizio pubblico e agenzie private i centri per l'impiego torneranno a operare dentro quel flusso". Ma come 'riconoscere' le agenzie per il lavoro qualificate a svolgere questo compito? "Occorrerà che le Regioni che vorranno avviare l'esperimento -risponde il senatore di Sc- adottino criteri seri di accreditamento, basati sull'esperienza pluriennale delle agenzie specializzate nell'attività di outplacement. Poi, sarà la concorrenza tra di esse a stimolare l'efficacia dei loro servizi". Ad aiutare il disoccupato ad orientarsi nella scelta dell'agenzia giusta ci penseranno anche i centri per l'impiego, che "avranno anche una funzione di informazione circa le caratteristiche di ciascuna agenzia -sostiene Ichino- il settore nel quale essa ha maggiore esperienza, i risultati conseguiti, e così via". "Ma se si attiva questo mercato -osserva- i canali di informazione sulla qualità delle prestazioni offerte si moltiplicheranno spontaneamente".I centri per l'impiego devono comunque essere pronti a fare bene il loro mestiere. "La Regione che attiverà l'esperimento -sottolinea Ichino- dovrà curare bene la preparazione degli addetti. Ma i compiti che spetteranno loro, di prima accoglienza, profiling, informazione, poi di garanzia di trasparenza dei risultati e di 'sportello reclami', sono per lo più -conclude- perfettamente in grado di svolgerli".