Home Nazionale L.Stabilità: consulenti lavoro, con ipotesi taglio cuneo più danni che benef

L.Stabilità: consulenti lavoro, con ipotesi taglio cuneo più danni che benef

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Roma, 16 ott. (Labitalia) – "La riduzione del cuneo fiscale nei termini che vengono ipotizzati rischia di produrre più danni che benefici. In Italia ci sono circa 15 milioni di lavoratori privati ai quali sono corrisposte retribuzioni per un ammontare di circa 295 miliardi euro (dati provvisori 2012). Lo stanziamento di 5 miliardi in tre anni è del tutto insufficiente per produrre una reale e significativa riduzione del cuneo fiscale". Lo evidenzia una nota della Fondazione Studi dei consulenti del lavoro, presieduta da Rosario De Luca, che prende in considerazione le due ipotesi di riduzione del cuneo contenuta nella bozza del provvedimento. La Fondazione Studi dei consulenti del lavoro ha elaborato il calcolo in entrambe le ipotesi e hanno valutato gli impatti di questo intervento sul netto in busta paga. E i calcoli mettono in mostra "tutta l'inutilità di questo intervento"."In primo luogo, è sbagliato lo strumento: il riconoscimento di una detrazione fiscale -avvertono i consulenti del lavoro- determina delle ingiustizie non comprensibili all'opinione pubblica". Chi guadagna di meno (come 9.000 euro l'anno, guadagno annuo più basso preso in considerazione dai calcoli dei consulenti) avrà un vantaggio annuale da questa operazione di 5 euro, peraltro nella ipotesi più generosa. Chi guadagna di più, invece (come 40.000 euro), avrà un vantaggio annuale di 106 euro."Queste anomalie -proseguono- emergono poiché oggi il sistema delle detrazioni è riconosciuto sulla base di un calcolo matematico e prescinde dalle reali esigenze delle persone e della finalità di questo intervento. Appare paradossale che un lavoratore possa aumentare i consumi con 5 euro l?anno, quando poi sono aumentate le addizionali locali o si concretizza l'aumento dell'Iva di 1 punto percentuale. In questo modo -spiegano i consulenti del lavoro- si rischia di sprecare miliardi senza ottenere il risultato sperato". "Allora, è necessario ridurre la platea a lavoratori che dichiarino un reddito non superiore a 35/40 mila euro. Peraltro, lo stanziamento riconosciuto alle imprese potrà essere beneficiato solo in caso di incremento dell'occupazione, cosa non coerente con la situazione attuale. Le imprese italiane hanno infatti bisogno di ridurre il cuneo fiscale sulle assunzioni in essere e non quelle che eventualmente produrranno", avvertono i consulenti.In realtà, concludono, "è necessario destinare maggiori risorse per abbattere il costo del lavoro: per recuperarle basterebbe effettuare tagli shock tra i costi pubblici, cosa non concretizzatasi al momento".