Home Nazionale L. Stabilità: Assoc. partite Iva, trovare 26 mln per evitare aumento contributi

L. Stabilità: Assoc. partite Iva, trovare 26 mln per evitare aumento contributi

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Roma, 6 nov. (Labitalia) – Stop all'aumento della contribuzione dal 27 al 33% per i lavoratori con partita Iva 'esclusivamente' iscritti alla gestione separata dell'Inps. A chiedere la sospensione della misura, prevista nella legge di stabilità e che interessa oltre 182.000 lavoratori, è un'inedita coalizione che, per la prima volta, riunisce rappresentanti dei lavoratori, sindacati e associazioni professionali e di cui fanno parte Acta, Consulta del lavoro professionale Cgil, Colap, Confassociazioni, Agenquadri, Alta partecipazione. Dopo la lettera inviata dalle associazioni rappresentative dei professionisti a partita Iva al governo, lunedì scorso c'è stato un incontro con il viceministro all'Economia, Stefano Fassina, che ha assicurato che il governo è impegnato "al massimo" per evitare l'aumento dei contributi. "L'aumento interesserebbe circa 182.256 lavoratori che si vedrebbero costretti a versare di tasca propria il 33% del loro reddito, una delle aliquote più alta in assoluto tra quelle per il lavoro autonomo, perché gli artigiani versano il 21%, i commercianti il 24%, mentre per collaboratori a progetto e dipendenti l'aliquota è ripartita tra datore e lavoratore", spiega a Labitalia Davide Imola, responsabile lavoro professionale della Cgil. "Togliere l'aumento della contribuzione per queste partite Iva costerebbe 26 milioni di euro, una cifra che in una finanziaria si può trovare", osserva Imola che però aggiunge: "Questo risolverebbe il problema per il 2014, ma occorre una soluzione stabile e per questo chiediamo che sia aperto al più presto un tavolo al ministero del Lavoro". Sul mondo delle partita Iva occorre fare chiarezza, spiega Imola, "anche perchè ci sono alcuni pregiudizi che la cifre smentiscono". "Stando ai dati Istat -spiega il sindacalista- nel 2012 sono 3,4 milioni i lavoratori che lavorano in autonomia con partite Iva. Meno di 800.000 lavorano con un solo committente e solo più di 80.000 lavorano in monocommittenza, presso una sede di lavoro del committente e con orario imposto. Insomma, a conti fatti l'uso improprio della partita Iva è limitato: secondo le nostre stime non interessa oltre il 10% del totale della platea. Mentre l''abusivismo' è fenomeno massicciamente presente nel lavoro parasubordinato".Chi lavora a partita Iva "sono giovani ma anche over 60 -dice Imola- anzi proprio nella fascia di età più adulta si riscontra l'incremento più alto di avviamenti, un fenomeno spiegabile con il tentativo di rientrare nel mercato del lavoro, soprattutto dopo le riforme Fornero, che comunque non hanno certo agevolato le partite Iva". Imola ci tiene a sottolineare che "forse per la campagna di informazione che abbiamo fatto o forse perché per la prima volta, anziché andare in ordine sparso, i soggetti interessati si sono uniti in una protesta comune", "rispetto agli anni passati, da parte del governo abbiamo notato maggiore attenzione verso le partite Iva". I promotori della lettera o terranno ora "alta l?attenzione sul tema sollecitando il ministero del Lavoro e le commissioni parlamentari per risolvere nel sistema pubblico il problema strutturale dei trattamenti previdenziali ed assistenziali ed esprimersi favorevolmente sulla sospensione temporanea dell?aliquota per le partite Iva".Insomma, conclude Imola, "pur in contesto così difficile", è importante "trovare le risorse a favore di lavoratori e lavoratrici esclusi da ogni altro sostegno e porre le condizioni per arrivare finalmente a una equità retributiva di cui questi lavoratori sono privi e che mina alla base la possibilità di suddividere i contributi previdenziali con i committenti, di avere tutele sociali dignitose, di avere sostegno al reddito e, soprattutto, di avere un futuro pensionistico dignitoso".