Home Nazionale Intoo-Gi Group: più politiche attive per gestire crisi occupazionali

Intoo-Gi Group: più politiche attive per gestire crisi occupazionali

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Roma, 17 ott. (Labitalia) – Gestire al meglio le crisi occupazionali, puntando sulla ricollocazione dei lavoratori attraverso l'utilizzo di politiche attive. Questo il tema oggi al centro del convegno 'Nuovi punti di vista per la gestione delle crisi occupazionali – Istituzioni, parti sociali, operatori del mercato, imprese e lavoratori. Quale possibile sinergia?', organizzato da Intoo, la società di Gi Group leader in Italia nei servizi di continuità professionale, a Roma. All'appuntamento partecipano il senatore e giulavorista Pietro Ichino, il senatore e già segretario aggiunto della Cisl, Giorgio Santini, insieme a Lucia Valente, assessore al Lavoro della Regione Lazio, Marco Leonardi, docente di Economia all'università di Milano, Francesco Giubileo, dottore di ricerca alla Bicocca Milano e ricercatore Centro studi TopLegal."I numeri parlano chiaro, crediamo sia fortemente necessario -commenta Stefano Colli-Lanzi, Ceo di Gi Group- trovare soluzioni nel breve periodo che aiutino il nostro Paese a far fronte alla crisi occupazionale che negli ultimi anni lo ha travolto. Come operatori di riferimento del mercato del lavoro -continua Colli Lanzi- appoggiamo a pieno il senatore Ichino, il quale, in materia di reimpiego, nella sua proposta di legge, conferisce centralità al contratto di ricollocazione, presentandolo come strumento cardine capace di favorire l'occupazione, riducendo notevolmente al tempo stesso sia la spesa pubblica, che i tempi di reimpiego delle risorse senza lavoro". "Siamo fermamente convinti -afferma Angelo Salvatori, senior advisor di Intoo- che mediante servizi per il reimpiego più efficaci e soluzioni sinergiche tra le parti sia possibile agevolare il rilancio del sistema produttivo nazionale e regionale. In materia di outplacement, l?Italia può e deve fare di più. Al momento, solo lo 0,3% del Pil del nostro Paese -continua Salvatori- è destinato alle politiche attive, una percentuale purtroppo ancora troppo bassa rispetto, ad esempio, a quella impiegata attualmente da altri Paesi Europei, il cui investimento in outplacement risulta essere più cospicuo". "Come dimostrano i dati, nel nostro Paese permane ancora un divario troppo forte di spesa rivolta alle politiche passive, a discapito di quelle attive -continua Salvatori- e auspichiamo, pertanto, che in materia l'impegno del governo possa essere rafforzato ulteriormente per agevolare e gestire al meglio l'attuale situazione economica italiana".