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Ingegnere, più creativo e intuitivo se donna

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Roma, 2 ott. (Labitalia) – E' la donna che presiede l'ordine degli ingegneri più popoloso in Italia. Carla Cappiello, a sette mesi dalla sua elezione a presidente delll'Ordine della provincia di Roma (23.000 iscritti), fa un primo bilancio del suo mandato in occasione dell'evento 'Ingenio al femminile. Storie di donne che lasciano il segno', promosso, per la prima volta, dal Consiglio nazionale degli ingegneri (Cni), svoltosi ieri, a Roma, presso la Camera dei deputati (sala delle Colonne). Carla Cappiello ha sottolineato quanto "impegnativo e stimolante sia l'incarico che sta portando avanti all'Ordine". "Una responsabilità che svolgo con vera passione e coinvolgimento – ha detto – per far conoscere a tutti le eccellenze e le grandi professionalità che gli ingegneri romani possono esprimere". L'iniziativa è stata organizzata dal Consiglio nazionale degli ingegneri per valorizzare alcune caratteristiche proprie delle donne che ben si esprimono in questa professione: creatività, sensibilità, affidabilità, intuizione, maggiore capacità relazionale. Dopo le introduzioni di Armando Zambrano, presidente del Cni, e di Fabio Bonfà, vicepresidente del Cni, ad animare il confronto anche Paolo Crepet, medico e scrittore, Giovanna Gabetta, autrice del libro 'Alla ricerca di un ingegnere con l'apostrofo', Lella Golfo, presidente Fondazione Marisa Bellisario, Maria Prieto Laffargue, past president della World Federation Engineering Organization, Adriana Musella, presidente di Riferimenti Coordinamento Nazionale Antimafia. "La donna ingegnere – ha affermato, nel corso del dibattito, Ania Lopez , unica rappresentante femminile del Consiglio nazionale degli ingegneri – può dare un apporto non solo completo, ma soprattutto fondamentale perché coniuga alle competenze e al patrimonio di conoscenze un approccio al lavoro disciplinato, capace di guidare le attività con un'ampia visione di insieme. Aspetti che vanno a integrarsi in maniera armonica alle peculiarità dei nostri colleghi uomini e per i quali crediamo di poter essere un valido supporto. Al tempo stesso, bisogna sviluppare un nuovo pianeta di laureati capaci di competere con le già esistenti figure professionali che vantano l'etichetta della nuova Europa". E, se si considera poi che la percentuale di donne laureate in scienze tecnologiche è cinque volte più bassa di quella maschile, ci si rende conto che c'è ancora tanta strada da percorrere soprattutto nelle professioni tecniche. "I dati – ha commentato Zambrano – parlano chiaro. La quota rosa tra gli immatricolati alle facoltà di ingegneria in Italia è passata dal 17,7% nel 2000 al 24,8% nel 2012. Tra la popolazione dei laureati nel 2012, a fronte di un 78,5% di uomini, le donne si attestano al 15,5%. Il tasso di occupazione maschile, sempre nel 2012, è pari al 78,5%, mentre quello femminile è del 72,3%. Il maggior divario è sul fronte reddituale: se il reddito medio maschile di un libero professionista nel 2010 era pari a 38.744 euro, quello femminile raggiungeva solo i 20.813 euro".