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In Cina offerta lavoro in calo e costi in aumento negli ultimi tre anni

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Roma, 12 lug. (Labitalia) – "Nel corso degli ultimi tre anni almeno, in Cina, l'offerta di lavoro si è contratta e i costi del lavoro sono aumentati rapidamente, balzando in cima alla lista delle sfide operative per i dirigenti di aziende produttive localizzate in Cina in svariati settori". E' quanto emerge dal rapporto annuale della fondazione Italia Cina, 'La Cina nel 2013. Scenari e prospettive per le imprese', presentato oggi a Roma dalla Fondazione Italia Cina, in collaborazione con la Camera di commercio di Roma e Zètema, e con il contributo di Picozzi & Morigi. "La recente impennata nella retribuzione del lavoro industriale – si legge – è di natura strutturale. Il forte aumento dei costi di produzione in Cina riflette lo sviluppo di alcuni fattori fondamentali dell'economia cinese: crescente carenza di manodopera nel settore industriale, aspettative maggiori da parte dei lavoratori, livelli di istruzione crescenti, maggiori livelli di sindacalizzazione, aumenti dei salari minimi in molte province, legge sul contratto di lavoro, politiche di welfare, adeguamento al costo della vita e dell'alloggio, e opportunità di lavoro in crescita nelle città emergenti"."Il governo cinese – si legge ancora – ha accresciuto i livelli di salario minimo tra il 15 e il 25% annuo negli ultimi quattro anni. I tassi di crescita variano in base alla regione di riferimento e sono definiti dai governi locali che li calcolano sulla base di altri indicatori come quelli relativi al mercato immobiliare. La previsione è quella di una crescita continua del salario minimo, con la Cina che intende favorire la transizione verso un'economia basata sui consumi che dipende evidentemente dall'ammontare di reddito disponibile in capo alle famiglie e dalla propensione al consumo". Secondo il rapporto, "l'economia cinese continuerà a crescere nel 2013 intorno al target del 7,5%". "Tuttavia, tale sviluppo – precisa – potrà variare fortemente in base al settore. I costi continueranno a crescere, e, con la transizione verso un modello più sostenibile di crescita, quest'ultima potrà rallentare la sua corsa in maniera sostanziale"."Nel 2012 – si legge – il commercio estero totale ha raggiunto i 3.867 miliardi di dollari, ma ha visto un rallentamento della sua crescita al 6,2%, un quarto della crescita mostrata nell'anno precedente e ben al di sotto del target del 10%. Per il 2013 si prevede una crescita dell'export e dell'import cinese non lontano dal target del 10% annuo. Con la transizione verso un'economia basata sui consumi, è prevedibile che la Cina continui a ridurre il suo surplus commerciale, allentando le tensioni con i suoi principali partner globali"."In considerazione del difficile ambiente economico internazionale – avverte il rapporto – la Cina, nonostante permanga tra le principali destinazioni di investimenti diretti esteri, ha visto una contrazione degli investimenti diretti in entrata, passando da 116 miliardi di dollari nel 2011 a 111,7 miliardi di dollari nel 2012. Prevediamo un rimbalzo moderato nel 2013, grazie alla crescita negli Stati Uniti e ai primi segnali di ripresa in Europa".