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Imprese Cavalieri Lavoro puntano su giovani, 1/3 occupati under 35

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Roma, 3 ott. (Labitalia) – Nelle aziende guidate dai Cavalieri del Lavoro i giovani "sono una risorsa fondamentale". Nonostante la crisi, l'80% delle imprese dei Cavalieri del Lavoro ha continuato ad assumere nel 2013 e circa un terzo degli occupati ha meno di 35 anni. Anzi, l'83,3% di queste aziende preferiscono assumere giovani entro i 35 anni, sviluppando programmi e iniziative per facilitare il raccordo con scuola e università, migliorare le politiche di selezione e reclutamento, favorire percorsi di crescita professionale. L'86,2% delle aziende dei Cavalieri del Lavoro, inoltre, collabora con scuole e università per l'organizzazione di stage e tirocini, il 24,4% finanzia direttamente master o corsi di elevata specializzazione. Questi sono i principali risultati della ricerca 'Idee e proposte per la competitività del sistema-Italia, La valorizzazione dei giovani talenti', realizzata dall'Osservatorio sulle medie imprese dei Cavalieri del Lavoro e dal Censis. La ricerca, condotta su 103 imprese guidate dai Cdl, è stata presentata oggi, a Roma, all'Accademia dei Lincei, da Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, e discussa da Benito Benedini, presidente della Federazione nazionale Cavalieri del Lavoro. I lavori sono stati aperti da Lamberto Maffei, presidente dell'Accademia nazionale dei Lincei, e alla discussione hanno preso parte Marino Golinelli, presidente della Fondazione Marino Golinelli, e Angelo Michele Vinci, presidente della Masmec.Dalla ricerca, inoltre, emerge che il 20% delle imprese guidate dai Cavalieri del Lavoro dispone di una propria struttura dedicata alla formazione dei giovani nei settori di competenza dell'impresa. Ma una volta entrati in azienda, le politiche di sviluppo professionale sono differenti. Se la quasi totalità delle imprese prevede programmi di affiancamento e tutorship per i giovani (86,3%) e il 60% coinvolge da subito le giovani risorse, affidando loro progetti anche complessi, la metà finanzia occasioni formative esterne per i neoassunti (master o altro) e il 46,7% avvia percorsi di crescita che prevedono l'esperienza all'estero, di lavoro o di studio, nelle strutture aziendali. E ancora. Il 44,8% delle imprese guidate dai Cavalieri del Lavoro organizza veri e propri programmi interni di formazione manageriale, mentre il 40,9% promuove giornate di scambio e confronto tra top management e giovani. Nella scelta dei giovani da inserire in azienda, dopo l'impressione avuta in sede di colloquio (che il 35,4% dei Cavalieri del Lavoro reputa molto importante), il 33,7% indica quale elemento più importante l'aver avuto una esperienza formativa o di lavoro all'estero. Contano invece meno la rapidità con cui si è conseguito il titolo di studio (molto importante in fase di selezione per il 23,4%), l'aver frequentato una universita' o un istituto prestigioso e qualificato (19,8%) o il punteggio di laurea (16%). L'ingresso dei giovani in azienda non è però sempre agevole. Tra i principali problemi che le imprese guidate dai Cavalieri del Lavoro incontrano, ci sono al primo posto le eccessive aspettative di natura economica da parte dei giovani (35,3%) e la scarsa preparazione di tipo tecnico (32,3%). Il 25,6% riscontra anche difficoltà a sopportare carichi di lavoro elevati. Giovani italiani più creativi e preparati, ma carenti in quanto a preparazione tecnica, investimento in carriera e disponibilità a trasferirsi. E' questo il giudizio netto espresso dai Cavalieri del Lavoro, abituati a confrontarsi con lavoratori e giovani di tutto il mondo. Promossa la formazione teorica, bocciata quella tecnica. Il 65,5% pensa infatti che i giovani stranieri siano migliori degli italiani nelle capacità pratiche. Ma è soprattutto sulla disponibilità a trasferirsi che il giudizio sugli italiani appare unanime: l'82,4% pensa che gli stranieri siano una risorsa molto più adattabile e disponibile degli italiani. Le carenze nella formazione tecnica sono uno dei principali problemi nel raccordo tra sistema della formazione e imprese. Quasi la metà dei Cavalieri del Lavoro giudica inadeguata l'istruzione secondaria di tipo tecnico alla luce delle esigenze del sistema produttivo. Il percorso di laurea quinquennale ottiene però giudizi positivi degli imprenditori Cdl nell'offrire competenze utili a entrare nel mercato del lavoro (solo il 17,5% esprime un giudizio negativo). La laurea triennale viene invece bocciata, visto che il 70,6% dei Cavalieri del Lavoro la reputa poco o per niente adeguata ai fini dell'inserimento dei giovani in azienda. Per favorire un maggiore raccordo tra sistema della formazione e aziende, la ricetta dei Cavalieri del Lavoro mette al centro la meritocrazia (il 62% vorrebbe che i percorsi scolastici e universitari fossero più selettivi e meritocratici) e una maggiore apertura alla collaborazione tra istituzioni formative e imprese. Il 55,6% vorrebbe aumentare le occasioni di tirocinio e di lavoro nel periodo formativo, per il 49,3% occorre favorire i rapporti tra università e ricerca tramite la collaborazione a progetti comuni, il 44,4% auspica un impegno concreto nel rilancio della formazione tecnica. Rispetto all'emergenza occupazione, la maggioranza dei Cavalieri del Lavoro giudica inefficace la riforma Fornero. Solo il 22,9% ne dà un giudizio positivo, affermando che senza queste l'effetto della crisi sarebbe stato ancora più grave. Tra le diverse ipotesi di intervento ritorna, ancora una volta, l'abbattimento del costo del lavoro (in generale, non solo per i giovani) e, subito dopo, la creazione di incentivi specifici per l'occupazione giovanile: un'ipotesi che raccoglie più o meno gli stessi consensi della possibilità di rendere più agevole per le aziende il ricorso ai contratti flessibili. Gli strumenti di stimolo all'imprenditorialità, come l'abbattimento del carico fiscale per le imprese giovanili, vengono indicati al quarto posto.