Home Nazionale Giovani laureati rinuncerebbero a posto fisso per fare carriera

Giovani laureati rinuncerebbero a posto fisso per fare carriera

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Roma, 12 nov. (Labitalia) – Circa la metà dei giovani italiani rinuncerebbe a un contratto di lavoro a tempo indeterminato per fare carriera più rapidamente e, tra questi, l'81% sarebbero disposti a fare a meno della certezza del posto fisso per i primi due, tre anni di lavoro. E' quanto emerge da un'indagine condotta da Bain & Company su un campione di 1.000 studenti universitari e neolaureati italiani, di età compresa tra i 18 e i 25 anni, sul futuro, il lavoro, le istituzioni e la capacità imprenditoriale delle giovani generazioni.La ricerca, illustrata a Milano dall'ad e cofondatore di Bain Italy, Giovanni Cagnoli, in occasione della seconda edizione di 'Agenda Bain per i giovani', evidenzia che per gli intervistati determinazione, talento e idee chiare sono i fattori chiave per entrare nel mondo del lavoro e avere successo. Secondo la maggioranza del campione, occorrono soprattutto sacrificio e impegno, oltre a una buona idea di partenza ed accesso ai finanziamenti.Nella top list delle priorità, quando si parla di lavoro e carriera, per i ragazzi ci sono la soddisfazione professionale, il bilanciamento tra vita privata e lavoro e il reddito. Il contratto a tempo indeterminato viene solo al 4° posto, a pari merito con l'attrattività della professione. Per fare carriera più rapidamente il 75% degli intervistati sembra disposto ad accettare un aumento delle responsabilità, il 66% trasferimenti all'estero; circa la metà rinuncerebbe al posto fisso, di cui l'81% per i primi due, tre anni di lavoro, mentre il 64% sacrificherebbe il proprio tempo libero per i primi 5 anni di attività. Oltre il 40%, pur ritenendo che in Italia ci siano i presupposti per coltivare il proprio talento, sostiene che non ci sia sufficiente meritocrazia che premi e faccia crescere i migliori. Il 79% dei ragazzi ritiene che la scuola aiuti a gettare le basi per una carriera ma di fatto non favorisca un raccordo sufficiente tra formazione e mondo del lavoro. In crescita di 3 punti rispetto al 2012 la fiducia verso le istituzioni pubbliche che, tuttavia, per il 91% non garantiscono uguali opportunità di partenza e non incoraggiano l'imprenditorialità.Imprenditori e classe dirigente godono della stima dei giovani intervistati, in quanto esempio di coraggio ed eccellenza, ma sono ritenuti responsabili, oggi più di ieri, della mancata crescita e dello scarso inserimento di giovani talenti in ruoli chiave. Le banche infine, secondo l'88% del campione, non favoriscono l'accesso al credito e quindi la nascita e lo sviluppo di start-up. Nel corso della tavola rotonda, Giovanni Cagnoli ha annunciato la disponibilità di Bain ad offrire supporto e consulenza gratuita ai progetti di start-up più meritevoli che perverranno nei prossimi mesi alla casella di posta elettronica: [email protected].