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Gestire risanamenti aziende nuova frontiera temporary manager

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Milano, 14 ott. (Labitalia) – Negli ultimi due anni è emersa una nuova figura di temporary manager, capace di aiutare le imprese a far fronte alla crisi. A dirlo a Labitalia, Maurizio Quarta, managing partner-temporary management & capital advisors. "L'attuale situazione di crisi, unita da una parte alle difficoltà oggettive da parte delle aziende di accedere al credito tradizionale, e dall'altra alle nuove opportunità di gestione delle crisi introdotte dalla recentemente riformata legge fallimentare, ha favorito la crescita del numero di temporary manager -spiega- specializzati nella gestione di progetti di turnaround (risanamento azienda, ndr)". "Oggi -sottolinea- è possibile salvare e recuperare aziende che prima era troppo complicato salvare e che quindi venivano spesso abbandonate al loro destino, grazie soprattutto all'orientamento al recupero dell'impresa in difficoltà e al mantenimento della sua continuità e al grande spazio attribuito all'autonomia negoziale privata. In termini più operativi, tre sono i nuovi strumenti a disposizione: i piani di risanamento attestati, il nuovo concordato preventivo e gli accordi di ristrutturazione dei debiti". "I temporary manager -osserva- tendono ancora a preferire gli interventi di temporary legati in qualche modo alla crisi e alle differenti situazioni di forte discontinuità che essa genera. Possono pertanto essere diverse le modalità di intervento a seconda delle differenti situazioni di discontinuità in cui l'impresa si trova o può venire a trovarsi". "Se l'intervento – spiega Maurizo Quarta – ha scopo anti-ciclico e preventivo, sarà sufficiente un processo di ristrutturazione e di risanamento funzionale in una o più delle aree maggiormente soggette a pressione; se l'impresa è già in una situazione di declino, l'intervento sarà certamente più ampio e guidato da un nuovo amministratore delegato, tendenzialmente con il solo coinvolgimento di risorse interne e di stakeholder sempre interni. In simili situazioni non è infrequente l'intervento di un team di manager funzionali a supporto della direzione d'azienda, tipicamente uomini di operations e di finanza". "Se l'azienda – fa notare – è già in fase di crisi, ma reversibile, alle azioni di cui sopra si accompagnerà molto verosimilmente un'operazione di ristrutturazione del debito e un rilevante sacrificio verrà richiesto agli stakeholder. Se invece la crisi è irreversibile, ad esempio in una situazione patrimoniale negativa, è necessario avviare e realizzare un vero e proprio cambiamento di rotta (turnaround), che spesso porta a una discontinuità tra società e azienda". E per il futuro si parla della bancabilità del temporary management. "Il termine -afferma Maurizio Quarta- si riferisce alla possibilità da parte delle banche di finanziare interventi di temporary management in aziende loro clienti (specie pmi), senza dover incorrere nei rischi legati a un loro coinvolgimento diretto nella gestione, in caso la situazione degeneri in situazioni di crisi vera e propria. Quando ne parlo con manager del mondo bancario -ammette- i commenti sono molto positivi, anche se ritengono in generale l'idea troppo in avanti per il nostro sistema. Anche perché ci sarebbero non pochi ostacoli da superare, ad esempio: difficoltà che potrebbero sorgere in sede concorsuale nel difendere la tesi di aver finanziato un progetto di temporary e non uno specifico professionista suggerito dalla banca, con possibile rischio di essere tacciati di ingerenza nella gestione aziendale".