Roma, 5 lug. (Labitalia) – Il perdurare dello stato di crisi economica generale, e in particolare quella che attraversa il settore turistico, è stato l'argomento che ha dominato il dibattito che si è svolto nel corso dell'assemblea generale della Fiavet, la Federazione più rappresentativa degli agenti di viaggi e tour operator, che ha deliberato all'unanimità lo stato di agitazione della categoria, incaricando il presidente e la giunta nazionale di prendere urgente contatto con il ministro per un esame della drammatica situazione. L'assemblea, infatti, convocata per l'approvazione dei bilanci, approvati all'unanimità, ha espresso in tutti gli interventi la preoccupazione per il calo, ormai a due cifre, dei flussi turistici interni, parzialmente compensati dagli arrivi stranieri, mentre l'outgoing registra un decremento significativo, soprattutto per quanto riguarda le partenze delle famiglie italiane. La nota dominante dell'assemblea Fiavet è stata la necessità, ormai non più dilazionabile, di una terapia d'urto concordata con le imprese del settore, "senza la quale – si è avvertito – si andrà senz'altro incontro a un calo repentino dell'occupazione e della qualità del prodotto turistico italiano"."Occorre intervenire con la massima urgenza – ha dichiarato Fortunato Giovannoni, presidente Fiavet – sia per aggiornare le regole, anche al fine di coordinarle meglio con quelle delle Regioni, e sia per definire gli investimenti necessari per il rilancio del settore"."Purtroppo questo governo – ha proseguito il presidente – non ha mostrato alcuna sensibilità specifica nella governance del comparto. A parte il 'declassamento' istituzionale, il governo ha consegnato al settore e alle imprese un ministro di grande livello culturale, due sottosegretari autorevoli nelle loro materie, ma non sappiamo chi si occupa realmente di turismo. E' stato delegato tutto all'Enit? E' giusto e auspicabile che le imprese conoscano i loro interlocutori istituzionali"."Nel nostro campo – ha aggiunto il presidente d'onore, Giuseppe Cassarà – esistono migliaia di piccole imprese strozzate dal mancato accesso al credito e strangolate dall'altissimo costo del lavoro che, ormai, rappresenta un serio pericolo, non solo per il mantenimento dell'occupazione, ma anche per la possibile caduta verticale della bilancia dei pagamenti".