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Enm, in calo permessi soggiorno per profili altamente qualificati

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Roma, 2 dic. (Labitalia) – In Italia i permessi di soggiorno concessi ai lavoratori altamente qualificati sono andati diminuendo nel periodo 2007-2012, e dalla media annuale di circa 4mila si è scesi ad appena 1.500 nell'ultimo anno. Sono alcuni dei dati Eurostat, resi noti dall'European migration network (Emn), un programma istituzionale della Commissione europea che in Italia fa capo al ministero dell'Interno, dipartimento Libertà civili e immigrazione, direzione centrale per le Politiche dell'immigrazione e dell'asilo. E proprio l'Emn ricorda che Roma si è proposta a livello europeo come sede per un dibattito sul ruolo dei lavoratori altamente qualificati non comunitari; un seminario ristretto, che coinvolge un centinaio di operatori e ricercatori, organizzato presso il Cnel. "L'iniziativa -si legge in una nota dell'European migration network- è stata accolta molto favorevolmente all'estero e sono 16 gli Stati membri partecipanti, insieme a un rappresentante della Commissione europea: Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Estonia, Finlandia, Germania, Grecia, Irlanda, Lituania, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Slovacchia, Spagna e Svezia. L'Italia, purtroppo, non emerge per l'ammissione e l'utilizzo di questi lavoratori nel suo mercato occupazionale e si distingue, al contrario, per le migliaia di giovani talenti nazionali che ogni anno si recano all'estero".Secondo i dati Eurostat, i lavoratori altamente qualificati sono complessivamente nell'Ue 39.012.400, di cui 1.673.600 i non comunitari. Al vertice si collocano il Regno Unito (574.111 lavoratori altamente qualificati non comunitari), la Germania (453.172) e la Francia (171.921). L'Italia, con 71.761 lavoratori appartenenti a questa categoria, è ampiamente al di sotto della Spagna (che ne conta 116.250). I Paesi più virtuosi per l'incidenza dei non comunitari sul totale degli altamente qualificati sono il Lussemburgo e il Regno Unito (incidenze, rispettivamente, del 13% e dell'11%), mentre l'incidenza media europea è del 4% e quella italiana si colloca al livello più basso (1%).In Italia, si riscontra anche la diminuzione dei titoli professionali conseguiti all'estero. Nel 2012, il ministero della Salute ha rilasciato solo 1.796 riconoscimenti e nei collegi degli infermieri le nuove iscrizioni sono diminuite a 2.152, di cui 999 riguardanti lavoratori non comunitari."Tuttavia -continua la nota dell'European migration network- la normativa italiana è stata rafforzata a seguito del recepimento della direttiva europea 2009-50-Ce sulla cosiddetta 'Carta blu europea' e di quella, avvenuta quattro anni prima, sull'ammissione di cittadini stranieri non comunitari per motivi di ricerca scientifica. Queste modifiche hanno favorito un rinnovato impegno per conseguire una maggiore competitività e anche le università si sono aperte a una maggiore internazionalizzazione"."Il potenziamento -si legge ancora- del sistema produttivo di un Paese dipende non solo dalle risorse finanziarie, ma anche dall'adozione di misure amministrative e legislative per attirare talenti e rendere agevole l'inserimento: solo in questo modo gli immigrati potranno essere una risorsa, in misura piena, come sottolineato in questo seminario internazionale. Una ricerca dell'agenzia Enar ha quantificato in diverse decine di miliardi lo spreco che avviene in Europa per il sottoutilizzo degli immigrati, particolarmente accentuato in Italia, dove il 41% è sotto inquadrato, una quota più che doppia rispetto a quella degli italiani".