Roma, 1 lug. (Adnkronos) – ''Pur costituendo la riunione del Consiglio dei ministri una delle piu' rilevanti modalita' di esercizio delle attribuzioni costituzionalmente riconosciute all'organo esecutivo, non puo' da cio' automaticamente desumersi la necessaria concomitanza della riunione stessa con un giorno di udienza precedentemente concordato. Bisognava permettere all'autorita' giudiziaria sia di operare un bilanciamento tra i diversi interessi costituzionalmente rilevanti (tra cui quello della sollecita celebrazione del processo), fornendo allegazioni circa la 'sovrapposizione' dei due impegni, sia di valutare il carattere assoluto dell'impedimento rappresentato dalla partecipazione dell'imputato alla riunione del Consiglio dei ministri''. Lo sottolinea la Corte Costituzionale nelle motivazioni della sentenza del 19 giugno scorso, depositata oggi in Cancelleria, con la quale ha respinto il ricorso per conflitto di attribuzione fra poteri dello Stato, promosso dalla Presidenza del Consiglio nei riguardi del Tribunale di Milano, in relazione al 'legittimo impedimento' negato a Silvio Berlusconi dai magistrati milanesi per un'udienza del marzo del 2010 durante il processo di primo grado sui diritti televisivi.
Articlolo scritto da: (Sin/Zn/Adnkronos)