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Cup, riconsiderare categorie obbligate a utilizzo Pos

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Roma, 11 nov. (Labitalia) – "Sarebbe opportuno riconsiderare quali debbano essere i professionisti obbligati all'utilizzo del Pos, perché coloro che lavorano per imprese e società non hanno sicuramente il problema di avere pagamenti tracciabili, visto l'utilizzo prevalentemente di bonifici o assegni. Sarebbe soltanto un ennesimo provvedimento in favore del sistema bancario". Così Marina Calderone, presidente del Cup (Comitato unitario delle professioni), commenta l'obbligo per professionisti e imprese di dotarsi di pos dal 1° gennaio 2014, nonostante non ci sia ancora il decreto attuativo."I professionisti – avverte – non si fanno mai trovare impreparati, tant'è vero che 64.173 medici, che esercitano attività professionale intramoenia nei propri studi, ad esempio, hanno già iniziato a dotarsi del Pos dal 30 aprile scorso, come richiedeva il decreto sanità. Ma essere sempre ben predisposti ad assecondare le novità normative non può essere motivo per legiferare senza logica. Sarebbe, invece, opportuno riconsiderare quali debbano essere i professionisti obbligati, perché coloro che lavorano per imprese e società non hanno sicuramente il problema di avere pagamenti tracciabili, visto l'utilizzo prevalentemente di bonifici o assegni. Sarebbe soltanto un ennesimo provvedimento in favore del sistema bancario"."Sicuramente -fa notare Marina Calderone- l'uso di strumenti di pagamento elettronico, anche per importi minimi, viene incontro alle esigente dello Stato, che in questo modo avrebbe tracciabilità dei pagamenti per controllare la spesa pubblica e corrispondenza tra dati contabili e dati finanziari attraverso le fatture elettroniche. Ma la giusta lotta all'evasione fiscale deve essere compatibile con azioni di incentivazione dei consumi. Su questo fronte, stiamo già rilevando tra gli imprenditori assistiti nei nostri studi gli effetti dei provvedimenti fiscali mirati al controllo capillare delle spese". Il primo passo importante da compiere – spiega la presidente del Cup – è quello di azzerare o almeno ridurre le commissioni bancarie, ovvero i costi per l'acquisizione e la gestione del Pos, che verrebbero compensati dalla riduzione dei costi di gestione del contante. Le commissioni dovrebbero essere differenziate in base al numero di fatture emesse durante l'anno e al tipo di clientela. Da qui l'esenzione per i professionisti iscritti agli ordini che lavorano con le imprese". "Sarebbe opportuno – sottolinea – anche individuare una soglia minima d'importo, sotto la quale l'obbligo del bancomat potrebbe non scattare, così come iniziare a pensare a strumenti elettronici alternativi al Pos, come ad esempio gli smartphone dotati di dispositivi che permettono il pagamento elettronico. Tutte situazioni segnalate, proprio in vista dell'emanazione del decreto. Il governo, quindi, accelera il percorso di lotta all'evasione, ma si lascia indietro ancora una volta la pubblica amministrazione"."La pubblica amministrazione – sostiene Marina Calderone – in realtà, è obbligata già dal 1° giugno di quest'anno ad accettare pagamenti con strumenti elettronici e in via telematica; ma non tutte le amministrazioni si sono ancora adeguate all'obbligo. Per questo, l'Agenzia per l'Italia digitale con l'approvazione della Banca d'Italia ha posto come termine ultimo per l'adeguamento il 31 dicembre 2015. Dobbiamo ancora attendere due anni per sperare di garantire chiarezza nei percorsi ai cittadini e un accesso più semplice a beni e servizi pubblici. Mentre, nel frattempo, ai professionisti viene chiesto come al solito di adeguarsi a norme che la P.a. non rispetta".