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Cosmetica Italia, settore va verso mercati esteri contro crisi interna

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Milano, 30 ott. (Labitalia) – Le imprese dell'industria cosmetica italiana guardano ai mercati esteri per fronteggiare la contrazione interna dei consumi. E' quanto emerge dalla ricerca Prometeia 'Scenari di cambiamento per l'industria cosmetica italiana', presentata oggi nel corso del convegno 'Ripresa con l'export', organizzato da Cosmetica Italia, Associazione nazionale imprese cosmetiche. L'indagine ha proposto tre scenari da qui al 2015 che evidenziano una dinamica inarrestabile di sviluppo dei mercati esteri. Nello scenario 'base' le esportazioni di prodotti cosmetici crescerà del 7,5%; nello scenario 'jump' è previsto un salto di produttività superiore al 7% che sarà condizionata più dalla redditività che dall'export; infine lo scenario 'falling star', più pessimistico, ipotizza un rallentamento di efficienza soprattutto in alcune imprese di maggiori dimensioni, senza tuttavia impattare la costante crescita di produttività del settore."Gli scenari recenti e le proiezioni future – spiega Gianni Manzetti, consigliere incaricato per l'internazionalizzazione di Cosmetica Italia – confermano la bontà delle strategie legate all'export delle imprese italiane, ma in particolare della cosmetica che registra trend superiori alla media con una proiezione del +12% a fine 2013. L'investimento continuo in ricerca e innovazione delle nostre aziende è senza dubbio apprezzato non solo dalle destinazioni tradizionali, ma anche dai mercati emergenti che chiedono prodotti al top di gamma". Dall'indagine – fa notare Giuseppe Schirone, di Prometeia – risulta che sono molto significative le possibilità all'estero per le imprese del settore. I risultati ottenuti indicano come la manifattura cosmetica affronti la sfida dell'internazionalizzazione commerciale in posizioni di forza che trovano pochi riscontri in altri comparti della nostra industria"."Nello stesso tempo – avverte – si vede come non tutte le opportunità potenziali si stanno cogliendo. Colmare o meno questo gap farà la differenza, soprattutto per le prospettive di redditività del comparto. Siamo sicuramente bravi ad esportare ma nei mercati più vicini. In Asia, America Latina e Medio Oriente il livello delle esportazioni non è rilevante, nonostante siano mercati molto dinamici nel settore della cosmetica". "Le imprese italiane – spiega ancora Schirone – scontano l'assenza di player attivi nella distribuzione dei prodotti all'estero, con la conseguenza che non tutte le aziende sono 'attrezzate' in modo adeguato per esportare". Le differenze fra i tre scenari delineati dall'indagine Prometeia non sono enormi in termini di spazi di crescita prospettica delle vendite. "Lo stato di salute competitivo -si legge- da cui inizia il percorso di rafforzamento dell'export delle aziende è, infatti, tale da far ritenere poco probabile un forte ampliamento del gap fra export effettivo e possibilità di crescita potenziali. Allo stesso modo, dal novero degli scenari possibili sono stati esclusi, quelli basati su ipotesi di significativi incrementi della quota di mercato delle imprese italiane sul commercio mondiale settoriale. Incrementi che, ovviamente, si rifletterebbero in aumenti di vendita (e verosimilmente di redditività) di ben altra magnitudo". "Si tratta – continua la ricerca – di scenari desiderabili, ma che in assenza di evidenze empiriche a sostegno (che presupporrebbero a loro volta una ricognizione diretta dei piani di sviluppo di ciascuna impresa), risulterebbero altamente arbitrari. Anche in assenza di eventi estremi, tuttavia, la posta in gioco nella manifattura cosmetica è alta. Fra il più favorevole degli scenari delineati e quello più pessimista ci sono 330 milioni di euro di vendite (7% del fatturato manifatturiero del comparto nel 2012), 3 punti di redditività industriale e quasi 90 milioni di euro di investimenti. Il principale elemento di problematicità che emerge ha però probabilmente a che fare con quello che gli scenari settoriali non possono, per definizione far emergere; ovvero le modalità con cui queste occasioni di sviluppo saranno distribuite fra le singole aziende". "In presenza – prosegue Prometeia – di differenziali di efficienza come quelli evidenziati nell'analisi elevati sono i rischi di una 'divisione della posta' fortemente asimmetrica: in un ambiente a crescente pressione competitiva, quel 35% di fatturato sviluppato dal 60% di aziende con indicatori di efficienza sub-ottimali, potrebbe infatti essere aggredito dal 30% delle aziende più efficienti".