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Confcommercio, per rendere efficace sistema dei trasporti manca integrazione

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Roma, 11 dic. (Labitalia) – "Per rendere più efficace ed efficiente il sistema dei trasporti, in Italia manca, purtroppo, proprio la necessaria integrazione". Lo dice a Labitalia Tullio Nunzi, responsabile settore Infrastrutture trasporti logistica e mobilità di Confcommercio-Imprese per l'Italia. "Integrazione, assente o carente – afferma – in tutte le sue diverse declinazioni: tra le diverse modalità di trasporto, tra la rete principale di trasporto e le reti secondarie di collegamento capillare, tra i diversi ambiti territoriali"."Per quanto riguarda la prima – fa notare Nunzi – scontiamo un approccio di intervento segmentato per modalità: si ipotizza un piano per i porti di interesse nazionale (che, in ogni caso, già, sarebbe un buon passo in avanti rispetto all'attuale situazione da spontaneismo diffuso), un piano degli aeroporti, un piano dell'intermodalità, ma manca una visione d'insieme. Per il secondo aspetto, ci si è concentrati troppo spesso sugli interventi sui grandi assi di trasporto, trascurando, troppo spesso, i collegamenti dell'ultimo miglio dove, peraltro, si concentrano spesso le principali criticità"."Per la terza accezione dell'integrazione – sottolinea – l'attuale ripartizione delle competenze Stato-Regioni sulla materia non agevola, certo, la necessaria coerenza e integrazione della pianificazione e della realizzazione degli interventi. Da questo punto di vista, segnalo che un buon passo in avanti è stato compiuto dal disegno di legge quadro in materia di interporti recentemente approvato dalla Camera dei deputati e passato all'esame del Senato. In esso viene data attuazione all'innovativa lettura del territorio nazionale in piastre logistiche integrate promossa dal piano della logistica del 2006, incentivando, dunque, l'integrazione tra le diverse infrastrutture e i diversi servizi di trasporto e logistica del Paese". "Ma – avverte Tullio Nunzi – soltanto facendo remare tutti i diversi soggetti istituzionali competenti nella stessa direzione, evitando incongruenze e contrasti tra i diversi livelli della programmazione, sposando pienamente un'ottica di intervento co-modale (che in sostanza ci dice che ciò che conta è rispondere, con efficacia ed efficienza, alla domanda di mobilità da un'origine a una destinazione, a prescindere dalla modalità con cui ciò avvenga (gomma, ferro, mare o aria) e molto spesso contando sull'impiego congiunto di esse, in funzione delle rispettive peculiarità), si potrà realizzare in Italia quella integrazione dei sistemi di trasporto e logistica che è condizione imprescindibile per la loro efficienza e competitività. Un compito che -rimarca- soltanto un piano nazionale dei trasporti e della logistica vincolante per tutti potrà efficacemente svolgere". "Nell'analisi Confcommercio Imprese per l'Italia 'Trasporti al passo, economia ferma' – ricorda – sono state evidenziate le ricadute negative sul pil del nostro Paese generate dalle inefficienze del sistema dei trasporti e dai conseguenti limiti sul fronte dell'accessibilità dei territori. Nel confronto tra il 2000 e il 2012 l'analisi ha riscontrato un peggioramento dell'accessibilità media delle province italiane del 5%, ovvero della 'facilità' di raggiungimento, per le persone e per le merci di detti territori, in termini di costo e tempo. L'accessibilità ha un impatto rilevante e diretto sul pil"."In base a un'elaborazione dell'Ufficio studi di Confcommercio – rimarca Nunzi – se l'accessibilità fosse rimasta ai livelli del 2000, nel 2012 si sarebbe registrato un pil più elevato di circa 4 miliardi di euro. Considerando le perdite annuali accumulate nell'intero periodo (sempre rispetto all'accessibilità del 2000) lo svantaggio, in termini di pil, raggiunge la ragguardevole cifra di 24 miliardi. Anche il confronto con i principali competitors europei è impietoso: con i livelli di accessibilità dei tedeschi il nostro pil nel 2012 sarebbe stato più elevato di 20 miliardi di euro e se, nell'arco dell?intero periodo 2000-2012 il nostro Paese avesse messo in campo politiche di miglioramento dell'accessibilità tali da allinearlo ai livelli della Germania, l'incremento del pil italiano sarebbe stato, pertanto, complessivamente dell'ordine di 120 miliardi di euro". Tullio Nunzi ricorda che, "nel documento di proposte 'Nuove politiche per la mobilità per fermare il declino del Paese', Confcommercio Imprese per l'Italia ha individuato otto linee strategiche di intervento". "Per prima cosa -elenca- ricomporre le tessere del sistema attraverso un piano nazionale dei trasporti e della logistica che individui scelte vincolanti per tutti, la concertazione di tali scelte con tutti i diversi stakeholder finalizzata a circoscrivere il contenzioso e a potenziare la condivisione e il coordinamento, l'operatività dell'Autorità dei trasporti"."E' anche necessaria – auspica – una revisione del titolo V della Costituzione che restituisca allo Stato la competenza esclusiva sulle decisioni strategiche di settore e l'introduzione del dibattito pubblico per la gestione preventiva del consenso alla realizzazione dei progetti infrastrutturali. Occorre sviluppare la comodalità e l'integrazione tra le diverse modalità di trasporto (gomma, ferro, mare, aria), riformare la legge sui porti e rafforzare il cluster marittimo, completare l'apertura alla concorrenza del trasporto ferroviario". "Oltre che – continua – sostenere la competitività dell'autotrasporto nazionale, assegnare priorità alla dimensione urbana della mobilità, riformare il servizio di noleggio auto con conducente e sostenere il rilancio del mercato automotive e componentistica".