Milano, 23 apr. (Labitalia) – "Fare economia mettendo al primo posto la dignità delle persone e non il profitto". Così Carmine Guanci, vicepresidente della cooperativa 'Vesti solidale' e responsabile della rete Riuse (raccolta indumenti usati solidale ed etica) che riunisce le coop sociali diocesane della raccolta di indumenti usati, spiega a Labitalia la filosofia del progetto 'Dona Valore', che s'inserisce all'interno del percorso di sviluppo della cooperativa sociale 'Vesti solidale' che intende lanciare un nuovo sperimentale canale di vendita di vestiti usati di alta qualità. Un progetto che sarà sostenuto dalla Fondazione Cariplo, Borsa Italiana e London Stock Exchange attraverso l'Ipo solidale, una forma di sostegno a progetti sociali e culturali attenti all'occupazione giovanile e di persone fragili, promossi da enti non profit. "La capacità imprenditoriale – fa notare – può anche dare sostenibilià alle persone, aiutando i soggetti svantaggiati. Lo testimonia l'attività di raccolta gestita dalle cooperative sociali, un servizio che ha permesso di dare lavoro a soggetti difficilmente collocabili sul mercato"."La Caritas Ambrosiana – continua Guanci – promuove dal 1998 il servizio di raccolta permanente di abiti e scarpe usati, sull'intero territorio della diocesi di Milano attraverso il posizionamento dei cassonetti e appunto il coinvolgimento di cooperative sociali". E 'Vesti solidale' opera anche per la tutela dell'ambiente attraverso la creazione di nuova occupazione per fasce deboli di popolazione italiana e straniera. "Con cento dipendenti e oltre 4 milioni di fatturato – ricorda Carmine Guanci – dimostriamo che esiste la possibilità di innescare un circolo virtuoso che consente alle persone che vivono ai margini della società di riscattarsi e recuperare dignità attraverso un lavoro che è al servizio della società stessa, impegnandosi poi a reinvestire i proventi in servizi finalizzati ad arginare le nuove povertà".Grazie anche alla rete Riuse cui aderiscono cooperative sociali o imprese sociali senza fine di lucro, abbiano un legame strutturale con la Caritas Diocesana di riferimento. "E' un vero e proprio contratto di rete, un accordo con le amministrazioni pubbliche – ricorda Guanci – per gestire questo particolare settore della raccolta differenziata dei rifiuti finalizzata al riutilizzo, a titolo totalmente gratuito per le dette amministrazioni, promuovendo così un modello di consumo eco-sostenibile".