Roma, 10 ott. (Labitalia) – Una stretta drammatica degli investimenti che ha aggravato pericolosamente la dinamica recessiva, incidendo con particolare asprezza sul Mezzogiorno, ha caratterizzato gli anni della crisi e in qualche caso li ha preceduti. Il 1° Rapporto dell'Osservatorio per la spesa pubblica, promosso dall'associazione Bruno Trentin-Isf-Ires della Cgil e dalla 'Fondazione Luoghi Comuni', coordinato da Giorgio Macciotta, conferma e aggrava l'allarme ripetutamente lanciato dalle forze sociali. Il rapporto completo dell'osservatorio verrà presentato nei prossimi giorni. Le schede che l'associazione anticipa, in vista del varo della legge di stabilità, rappresentano, si legge in una nota della Cgil, "comunque un utile contributo alle scelte che il governo si appresta a compiere". "In particolare si intende mettere in luce -continua la nota- il percorso che ha caratterizzato la spesa pubblica nel corso degli anni, con specifico rifermento alla dinamica negli investimenti, nelle politiche produttive, nelle infrastrutture, nelle politiche ambientali e della formazione e ricerca, con particolare attenzione alle scelte negli anni della crisi". I dati dell'osservatorio "segnalano -continua la nota- una dinamica destinata a incidere negativamente sul pil, favorendo pertanto la fase recessiva piuttosto che contrastarla, mentre la domanda interna veniva già depressa per gli interventi del fisco, per l'andamento delle retribuzioni e per gli interventi sui redditi da pensione". La tavola del rapporto "dedicata alle spese per infrastrutture, indica, nel periodo che va dal 2008 al 2011, una dinamica appena positiva (0,3%) a fronte di un +10,9% che aveva caratterizzato il quinquennio precedente, e sostenuta soltanto dai progetti finanziati con i fondi europei già precedente stanziati". "Allarmante è, invece, la lettura -continua la nota- della dinamica delle spese per le politiche produttive e dei servizi in cui, dopo il calo pesantissimo e pressoché uguale che aveva caratterizzato il quinquennio 2002-2007 nelle due macro ripartizioni territoriali (-62,3% nel Centro-Nord, -64,8% nel Sud, effetto delle continue politiche all'insegna dei tagli lineari di spesa, ma anche della bassa inflazione e della stabilità del cambio coneguente all'introduzione dell'euro) si verifica una ulteriore notevole ridimensionamento nel Mezzogiorno (-23,7%) a fronte di una pallida ripresa nel Centro-Nord (+1,7%) che comunque ancora non è in grado di consentire il recupero rispetto al 2002-2007". Anche nelle politiche ambientali, settore di interesse strategico per l'innovazione tecnologica e il risparmio energetico, si assiste, spiegano i dati dell'osservatorio, "nel quinquennio 2008-2011 a una dinamica negativa in entrambe le macroripartizioni, finiti gli effetti degli investimenti degli anni precedenti". "Ma, di nuovo, è il Mezzogiorno -avverte- che si caratterizza con un calo più forte: -19,8% rispetto al -12,5% del Centro-Nord. Si confermano, infine, molto pesanti i tagli nella formazione e nella ricerca. Si vede che, a livello nazionale, nel periodo che va dal 2008 al 2011 il calo della spesa sia stato del 6,6%, negativo per entrambe le macroripartizioni, ma più intenso nel Mezzogiorno (-12,0% a fronte di -3,5% nel Centro-Nord)". Va poi aggiunto che, continua la nota sui dati dell'osservatorio, "il rendiconto generale dello Stato per il 2012, per i parametri qui esaminati continua a indicare ulteriori riduzioni a fronte di una pressione fiscale che in questo anno ha raggiunto il 44,0% in aumento dell'1,4% rispetto all?anno precedente". I dati dell'Osservatorio sono stati elaborati dalle pubblicazioni Istat, Banca d'Italia, dei dipartimenti delle Politiche di sviluppo e delle politiche fiscali del ministero dell'Economia. Per Danilo Barbi, segretario confederale Cgil, "calo dei consumi ma anche calo degli investimenti privati oltreché di quelli pubblici, questa è la morsa recessiva che si è stretta sull'economia e sulla società italiana". "I dati del primo rapporto dell'osservatorio sulla spesa pubblica lo confermano: il calo violento di tutti gli investimenti pubblici (si tenga conto che i dati non sono deflazionati e che quindi il calo reale è molto più significativo) ha costruito una politica che invece che reagire alla crisi l?ha moltiplicata", spiega. "I tagli lineari -conclude Barbi- sono stati un vero e proprio disastro che ha aggravato la crisi senza risolvere le inefficienze e i veri sprechi. La mancanza di una visione per il futuro del Paese è, purtroppo, particolarmente evidente nel calo particolare sia delle spese per le politiche ambientali che per quelle sulla formazione e la ricerca. Lo diciamo da tempo: bisogna cambiare strada".