Home Nazionale Carceri: psichiatri, sì amnistia e indulto ma con adeguata gestione uscite

Carceri: psichiatri, sì amnistia e indulto ma con adeguata gestione uscite

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Milano, 9 ott. (Adnkronos Salute) – "L'amnistia e l'indulto sono fondamentali, sono condizioni che ci richiede l'Europa e che chi conosce le carceri sa quanto siano necessarie. Ma questi provvedimenti vanno messi in atto con criterio e con un'adeguata gestione delle uscite. Nella ricerca di situazioni alternative noi psichiatri possiamo dare il nostro contributo". Ad assicurarlo è Claudio Mencacci, presidente della Società italiana di psichiatria, che interviene sulla difficile situazione delle carceri italiane e sulle ipotesi auspicate anche dal Capo dello Stato per risolverle, garantendo la disponibilità degli esperti del settore a dare una mano per migliorare la situazione del sistema penitenziario nazionale."Sosteniamo che le persone con disturbi psichici – spiega oggi a Milano l'esperto, a margine di un incontro sulla salute mentale organizzato con Onda (Osservatorio nazionale sulla salute della donna) – debbano essere curate e assistite" anche dietro le sbarre, "e le persone con disturbi antisociali, o delinquenti, vadano invece inserite in percorsi diversi. Ma non deve essere come adesso, perché oggi basta chiedere una perizia psichiatrica e viene ridotta la pena o viene trovato il percorso facilitato. Noi insistiamo su questo punto: vanno riconosciute le persone che hanno disturbi e quelle che invece non li hanno. Vanno predisposte delle vere misure alternative e va garantita l'assistenza nelle carceri per chi deve stare dentro".Mencacci insiste sulla disponibilità dei professionisti della psichiatria su questo fronte, ma aggiunge: "L'abbiamo detto pubblicamente più volte, ci siamo messi a disposizione del Paese, ma il cellulare tace. Da tempo ci stiamo battendo affinché il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari sia collegato con l'assistenza nelle carceri. Reputiamo che oggi entrambe le condizioni siano di assoluta vergogna, ma una cosa non può essere affrontata se non si affronta anche l'altra. Se per gli Opg c'è un piano da applicare con gradualità ed equilibrio e nel rispetto delle persone ricoverate e della popolazione, sul fronte delle carceri l'assistenza è scarsissima. Viviamo in questa situazione ibrida". Eppure, continua Mencacci, "esistono modelli sperimentali di assistenza in carcere che andrebbero potenziati perché le persone con disturbi psichici gravi possano avere un vero percorso di cura e assistenza anche dentro. Come succede nel resto d'Europa".Lo psichiatria spiega che "molte patologie insorgono dietro le sbarre, anche per il sovraffollamento e poi per tantissime condizioni generali e per i rapporti tra le persone che vivono dentro. Quello che proponiamo è: costruiamo l'assistenza psichiatrica nelle carceri, questo garantirà cure alle persone e nel contempo sicurezza per il territorio. Oggi non è automatico prevedere l'accompagnamento alle dimissioni, anche se in area lombarda e milanese c'è qualche esperienza. E' invece un aspetto importantissimo. Quando una persona è a fine pena non si può mettere fuori, magari con disturbi mentali non trattati, se non è stato ricostruito un terreno di reinserimento, se non gli è stata trovata una casa, una rete di sostegno, un lavoro". "Noi – conclude – di questo abbiamo esperienza e vorremmo che le istituzioni ne prendessero visione. C'è l'esperienza europea e britannica, di alto livello. Noi esperti siamo in contatto con loro. Quello che chiediamo è: ascoltateci, non possiamo pensare che i consulenti vengano sempre scelti fra le persone che meno ne sanno".