Home Nazionale Calamità e disastri, puntare su prevenzione anche per proteggere posti lavoro

Calamità e disastri, puntare su prevenzione anche per proteggere posti lavoro

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Roma, 21 nov. (Labitalia) – Tra le tante conseguenze negative e dolorose di un disastro ambientale o di un ciclone, ci sono anche gli effetti negativi sulla perdita di posti di lavoro o sulla loro dequalificazione. Per studiare questo aspetto e cominciare a capire cosa si può fare, a Sendai City, in Giappone, venerdì 22 si terrà un seminario organizzato da Adapt (associazione di studi sul lavoro fondata da Marco Biagi) in collaborazione con i ricercatori della Tohoku University, il Japan Institute for Labour Policy and Training (Jilpt) del ministero del Lavoro giapponese e con la partecipazione di accreditati accademici della Università del Middlesex, Business School (Regno Unito) e della Università di Auckland (Nuova Zelanda).Il seminario si svolge, non a caso, in una località situata in prossimità dell'epicentro del grande terremoto giapponese del 2011. "Come riportato dal rapporto della European Environment Agency -dice Michele Tiraboschi, direttore del Centro studi internazionali e comparati Marco Biagi dell'Università di Modena e Reggio Emilia e coordinatore del comitato scientifico di Adapt, che presenterà il working paper redatto dal gruppo di ricerca- i principali disastri naturali verificatisi in Europa tra il 1998 e il 2009 hanno causato una perdita economica di circa 150 bilioni di euro. Tale importo arriva fino ai 200 bilioni se si considerano anche i disastri di minore gravità. Il monitoraggio effettuato dalla European Environment Agency per il decennio 1998-2009 è netto nell'indicare che l'intensità dei danni causati dai disastri naturali e ambientali dipende da quanto è 'vulnerabile' la comunità esposta agli stessi". "Tuttavia, i disastri ambientali e le calamità naturali, sebbene differenti, sono caratterizzati -aggiunge Tiraboschi- da fattori comuni, più di quanto si possa credere; ciò sia per quanto concerne gli effetti che ne derivano, che per la prevedibilità degli stessi. Vi è dunque un problema di falsa contrapposizione, che non giova al sistema di controllo e prevenzione di questi eventi". "Quello che manca, sul punto, è una cultura volta alla prevenzione piuttosto che alla mera azione 'a danno avvenuto' in fase di emergenza. Ne è un esempio il caso italiano", dice Tiraboschi che cita il terremoto che ha colpito la Regione Emilia-Romagna, nel maggio e giugno 2012. "Ciò che infatti ha colpito l'opinione pubblica è che la maggioranza dei morti sono stati lavoratori e che la morte non è avvenuta al verificarsi della prima scossa ma solo successivamente, dopo qualche giorno, quando i lavoratori, contrariamente all'opinione e alle resistenze dei rappresentanti sindacali, sono stati richiamati in servizio nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro per riprendere la ordinaria attività lavorativa e avviare alla fase di ricostruzione. E' evidente che migliori strategie preventive, anche basate sul dialogo sociale, avrebbero evitato morti inutili e facilmente evitabili". Anche il terremoto italiano in Umbria tra il 1997 e il 1998 costituisce un esempio. "In quella circostanza -spiega l'esperto- per prevenire i rischi di una ricostruzione disordinata, con ricorso a prestazioni di lavoro nero e irregolare, i rappresentanti sindacali e datoriali della edilizia inventarono il cosiddetto Durc (Documento Unico di Regolarità Contributiva), strumento poi recepito dal legislatore italiano e che ha consentito, attraverso il positivo ruolo del dialogo sociale, non solo la gestione della emergenza e la ricostruzione ma anche la sperimentazione di buone prassi poi estese e generalizzate ad altre situazioni". Il Durc, insomma, "è diventato nel corso degli anni lo strumento principale per contrastare il lavoro nero e irregolare specie in settori ad altro rischio e nelle lavorazioni che prevedono la presenza di una catena di appaltatori e subappaltatori difficilmente verificabile". Altro caso illuminante è l'Ilva di Taranto, "che continua a porre al centro dell'attenzione, da un punto di vista mediatico, ma ancor prima giuridico e istituzionale -aggiunge Tiraboschi- il difficile bilanciamento tra diritto al lavoro e diritto alla salute, in un caso in cui, ancora una volta, il dialogo sociale avrebbe potuto prevenire, oltre che gestire, i danni provocati dallo stabilimento siderurgico sull'ambiente, sulle persone e sulla occupazione". Per Tiraboschi, "un ruolo fondamentale" nel prevenire e gestire in modo razionale e controllato gli effetti dei disastri ambientali e delle calamità naturali sul mercato del lavoro può essere svolto dal "dialogo sociale e dalle relazioni industriali". Nell'opinione pubblica nazionale e internazionale, dice, "le calamità naturali suscitano un fortissimo impatto emotivo per gli ingenti danni materiali, per le morti e i danni fisici e psicologici alle persone che ne conseguono". E a "differenza di quanto avviene per i disastri ambientali causati, direttamente o indirettamente, dal comportamento umano si parla, in questi casi, di fatalità e imprevedibilità", spiega Tiraboschi. "Forse anche per questa ragione l'opinione pubblica e i mezzi di informazione di massa raramente vanno oltre l'immagine del disastro dimenticando o trascurando, le conseguenze, solo apparentemente secondarie, sul sistema economico e produttivo e sul funzionamento del mercato del lavoro".