Home Nazionale Biologi evoluzionisti, nostre ricerche utili da medicina a agricoltura

Biologi evoluzionisti, nostre ricerche utili da medicina a agricoltura

0

Trento, 27 ago. (Labitalia) – Giovani, laureati, ricercatori in biologia evoluzionistica con 9 anni di esperienza all'estero in Germania e Svizzera per l'uno e 5 anni in Inghilterra e Irlanda per l'altro, e poi il rientro in Italia, anzi "in Trentino -come ci tengono a sottolineare- grazie ai lungimiranti investimenti fatti sulla ricerca scientifica dalla Provincia autonoma". Sono Lino Ometto e Omar Rota Stabelli, ricercatori della Fondazione Edmund Mach di Trento e co-organizzatori del congresso dei biologi evoluzionisti che si apre domani a Trento, che spiegano a Labitalia la loro professione. "Intanto l'impegno del biologo evoluzionista è trasversale -spiega Omar- perchè i suoi ambiti di ricerca vanno dalla medicina alla zoologia, dall'agricoltura all'ambiente. L'applicazione evoluzionista alla medicina ad esempio può riguardare i medicinali per la cura di una certa malattia, così come se ne possono giovare certe colture agricole".Difficile quantificare con esattezza quanti sono i biologi evoluzionisti in Italia, anche perché non sono molte le Università che hanno corsi di laurea magistrale dedicati. Tra queste ci sono Roma Tor Vergata, Bologna e Milano. "Neanche tutte le lauree triennali -spiega Ometto- includono lo studio della biologia dell'evoluzione tra le materie curricolari, mentre dovrebbe essere una delle materie di base per tutti i biologi". Nel nostro Paese, spiegano Ometto e Stabelli "la biologia dell'evoluzione dovrebbe essere più valorizzata" . A questo scopo nel 2005 in Italia è stata fondata la Sibe, Società Italiana di Biologia Evoluzionistica. "Nelle nostre esperienze all'estero -spiega il giovane ricercatore- facevamo parte entrambi di un Dipartimento di biologia evoluzionista, un lavoro che aveva un valore diverso da quello che viene attribuito qui dove il biologo dell'evoluzione viene inserito in altri dipartimenti".Per fortuna "la provincia di Trento con grande coraggio -spiega Stabelli- ha investito risorse notevoli nella ricerca, cosa che ci ha permesso di rientrare in Italia". Ma non è tutto rose e fiori. Nonostante l'esperienza "Siamo ancora dei co.co.pro, dei precari", concludono Stabelli ed Ometto.