Roma, 28 giu. (Labitalia) – "Le misure di intervento in tema di lavoro proposte dal governo, pur promettendo effetti sul tasso di disoccupazione, continuano ad essere impostate secondo una logica che dimentica un punto essenziale: senza l'avvio di riforme strutturali non è possibile cambiare realmente questo Paese". A dirlo, intervistato da Labitalia, è Vincenzo Atella, direttore del del Ceis di Tor Vergata (Centre for Economic and International Studies). "Adottare misure senza una visione completa di lungo periodo -continua Atella- non può portare un vero risanamento della situazione attuale e rischia di diventare solo un inutile spreco di denaro: le risorse, se distribuite a pioggia, hanno un impatto ridotto sulla crescita. Utilizzarle all'interno di una strategia di lungo periodo significa prima immaginare delle priorità (interventi strategici) e, successivamente, assegnare le stesse in modo coerente. Al momento, questa linea -sottolinea- non è ancora chiara e continua a mancare nelle politiche di governo"."Il piano lavoro presentato -sottolinea ancora Atella- ha suscitato tante reazioni critiche proprio per questa ragione. In molti hanno commentato che le somme stanziate avranno effetti solo di breve periodo, che sono sicuramente necessari, ma rischiano di essere vanificati non appena le risorse messe a disposizione saranno terminate. In questa fase non possiamo permetterci di sprecare risorse in questo modo". "E' davvero così necessario -si chiede Atella- prevedere incentivi per l'assunzione di giovani o sarebbe meglio invogliare le imprese ad assumerli garantendo una completa flessibilità nell'entrata e nell'uscita dal mondo del lavoro?". "In questo modo quelle stesse risorse -spiega il direttore del Ceis- potrebbero essere destinate per creare centri di riqualificazione professionale, come quelli che esistono in Germania, e affrontando quindi il problema in termini più strutturali di workfare. Se siamo d?accordo sulla criticità dell?attuale fase economica, allora sarebbe forse meglio usare misure più adatte all?attuale congiuntura, ma con il preciso accordo di rivederle una volta usciti dall?emergenza, un vero patto da rispettare!". "Che senso -continua Atella- ha mantenere 10 o 20 giorni di interruzione di un contratto? Aggiungiamo burocrazia inutile! Se un nuovo occupato sta lavorando bene lasciamolo lavorare finché l?impresa ne avrà bisogno. In un mercato del lavoro più flessibile la probabilità di trovare un nuovo lavoro quando il precedente è perso sarà sicuramente più alta. Nell'attuale situazione congiunturale -conclude Atella- ciò che più limita le imprese ad assumere personale è l?incertezza sul futuro: gli incentivi monetari di breve periodo potrebbero aiutare poco in questa direzione e si tramuterebbero solo in agevolazioni per chi, comunque, avrebbe assunto".