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Assofondipensione: 33 mld patrimonio gestito da fondi negoziali

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Roma 11 dic. (Labitalia) – Nel terzo trimestre del 2013, il patrimonio totale in gestione dei fondi pensione negoziali ha superato i 33 miliardi di euro, facendo registrare una variazione positiva, rispetto a fine 2012, del +10%. Una crescita importante, che si inserisce in un contesto che ha visto in discesa, nello scorso anno, il numero di iscritti totali ai fondi pensione negoziali, passati da 1.969.771 a 1.956.121 (-0,7%). Ma cosa si può fare per invertire questa tendenza che sembra segnata soprattutto da un basso livello di informazione tra i lavoratori? E come potrebbero le risorse dei fondi pensione negoziali essere investite per sostenere il sistema economico italiano? Di questo e di altro si discute oggi pomeriggio, nel corso della tavola rotonda dal titolo 'Fondi pensione negoziali e sostegno allo sviluppo', organizzata nell'ambito dell'assemblea annuale di Assofondipensione (l'associazione dei fondi pensione negoziali) all'Acquario Romano di Roma. In occasione dei 10 anni dalla nascita di Assofondipensione, Michele Tronconi (presidente Assofondipensione), Franco Bassanini (presidente Cassa Depositi e Prestiti Spa), Alessandro Penati (Università Cattolica del Sacro Cuore), Maurizio Petriccioli (vicepresidente Assofondipensione), Giacomo Vaciago (Università Cattolica del Sacro Cuore) e Rino Tarelli (presidente facente funzione Covip) si incontrano per discutere su come sfruttare al meglio le risorse gestite dai fondi pensione negoziali per contribuire al rilancio dell'economia italiana. Assofondipensione, analizzando i dati Covip di settembre 2013, evidenzia che le dinamiche di adesione alla previdenza complementare risultano ancora modeste rispetto agli obiettivi prefissati: il numero di iscritti totali ai fondi pensione negoziali, prossimo ai due milioni, è sceso dello 0,7% dal dicembre 2012. Michele Tronconi, presidente di Assofondipensione, punta l'attenzione sul calo delle adesioni ai fondi pensione negoziali: "La riforma della previdenza complementare, avviata nel 2007, rappresenta un passaggio importante per il rilancio del sistema del secondo pilastro. Eppure, le statistiche ci dicono che, dopo il boom del 2007, la previdenza complementare cresce a ritmo troppo lento e insufficiente rispetto a quello che sarebbe necessario per costruire un sistema pensionistico misto. Il rapporto tra pensione e ultima retribuzione, che si prevede scenderà dal 67% degli attuali pensionandi a circa il 50% attorno al 2030, impone lo sviluppo del secondo pilastro, che rappresenta un obiettivo imprescindibile per garantire l'equilibrio fra la sostenibilità finanziaria e la sostenibilità sociale del nostro Paese, se si vuole evitare, in particolare ai giovani lavoratori, una vecchiaia di ristrettezze e di disagio".Per Maurizio Petriccioli, vicepresidente di Assofondipensione, "la previdenza complementare sconta oggi difficoltà legate sia alla crisi economica e occupazionale, sia a fattori specifici derivanti dalla scarsa fiducia nei mercati finanziari e dalla inadeguata conoscenza delle opportunità offerte dai fondi pensione negoziali, in termini di sicurezza gestionale e di benefici contrattuali e fiscali". "Per questo – sottolinea – occorre rilanciare una efficace campagna di informazione ed educazione previdenziale, anche per far emergere con la massima trasparenza le differenze in termini di costi e rendimenti esistenti fra i diversi prodotti previdenziali presenti sul mercato (fondi pensione negoziali, fondi aperti, Pip assicurativi) e valorizzare meglio il ruolo promozionale e di sostegno della contrattazione collettiva, perché la previdenza complementare resta innanzitutto una componente essenziale del nuovo welfare, una forma di intervento che assume a riferimento un modello sociale e non solo finanziario". L'analisi dei dati Covip sottolinea, al contempo, come il trend dell'accumulo delle risorse nel settore della previdenza complementare sia complessivamente in crescita e, per quanto riguarda i fondi pensione negoziali, alla fine del terzo trimestre del 2013 il patrimonio in gestione ha superato i 33 miliardi di euro facendo registrare una variazione positiva, rispetto alla fine del 2012, del 10%."La mole di risorse gestite bilateralmente dai fondi negoziali – prosegue Tronconi – è molto importante per la crescita complessiva del nostro sistema economico. Sarebbe dunque importante, soprattutto nel contesto attuale di crisi economica e finanziaria del nostro Paese, creare i presupposti per stimolare e orientare l'attività di investimento dei fondi pensione anche verso lo sviluppo locale, gli investimenti infrastrutturali, nonché il finanziamento delle pmi"."Assofondipensione, che è e rimane soggetto di rappresentanza, nonché sede naturale di confronto fra le parti istitutive, può e deve giocare – dice il vicepresidente Petriccioli – un ruolo importante in questa partita. L'obiettivo della previdenza complementare resta quello di concorrere alla realizzazione di trattamenti pensionistici più adeguati ai bisogni dell'età anziana. Ma l'individuazione di veicoli e strumenti finanziari alternativi, adatti a convogliare parte delle risorse gestite verso il finanziamento e lo sviluppo del sistema produttivo italiano, può unire l'interesse dei lavoratori iscritti ai fondi pensione ad ottenere rendimenti attesi di lungo periodo soddisfacenti e al riparo dalla volatilità dei mercati finanziari, con quello delle imprese. Abbiamo bisogno che anche il governo sia al nostro fianco per costruire un percorso dedicato a tale obiettivo nell'interesse del Paese". L'altra sfida da affrontare, secondo Tronconi, è "favorire una accelerazione della riflessione delle parti istitutive che possa portare all'individuazione di soluzioni efficaci per la ripresa del settore, attraverso strumenti contrattuali innovativi che possano essere funzionali allo sviluppo delle adesioni, anche nei settori più difficili, attraverso un miglioramento degli incentivi per l'adesione e l'ampliamento della mission dei fondi pensione verso l'offerta di prestazioni accessorie". Anche sul piano fiscale, Assofondipensione richiede provvedimenti migliorativi, soprattutto nei confronti dei lavoratori più deboli e dei giovani, che potrebbero contribuire allo sviluppo del sistema, all'allineamento ai trattamenti riservati ai fondi pensione in altri Paesi europei, alla semplificazione della gestione. Appare necessario superare il criterio del pro-rata nella tassazione delle prestazioni, si sostiene, da sostituire con un meccanismo più snello che salvaguardi l'attuale trattamento di favore, senza penalizzare la prestazione pensionistica in forma di rendita. Non meno importante, conclude Tronconi, è "la revisione della disciplina della tassazione dei rendimenti realizzati dai fondi pensione italiani, sottoposti a tassazione sul maturato con applicazione dell'aliquota dell'11%, sulla falsariga di quanto previsto dalla recente riforma della tassazione dei fondi comuni di investimento, per i quali il prelievo fiscale è applicato solo sul rendimento effettivamente realizzato".Ma qual è la situazione delle forme pensionistiche complementari in Italia? Assofondipensione ha analizzato i dati diffusi dalla Commissione di vigilanza sui fondi pensione e ha tracciato un profilo dell'investitore tipo. Il 33% di chi sceglie una pensione integrativa ha tra i 45 e i 55 anni, seguiti dalla fascia tra i 35 e i 44 anni (30%). Le fasce meno attente risultano essere quelle degli over 65, ormai prossimi al pensionamento, e quella dei più giovani, ossia degli under 25 (solo il 2,8%). Un dato, quest'ultimo, che, si sottolinea, dovrebbe far riflettere sulla effettiva consapevolezza dei giovani sull'importanza di scegliere una pensione integrativa per garantirsi una integrazione pensionistica al termine del percorso lavorativo.