Roma, 27 mag. (Labitalia) – "Per quanto riguarda la regolamentazione e definizione della sigaretta elettronica, l'Anafe sostiene la necessità di creare una legislazione dedicata al prodotto specifico, ad esempio come quella del Regno Unito. La sigaretta elettronica, infatti, non è nè un succedaneo del tabacco, nè un dispositivo medico da vendere esclusivamente in farmacia". Lo dice a Labitalia Massimiliano Mancini, presidente di Anafe, Associazione nazionale fumo elettronico. "La classificazione della sigaretta elettronica quale presidio medico – fa notare – è stata negata da diverse corti di giustizia nazionali (Estonia, alcuni Lander della Germania, Corte d'Appello del District of Columbia negli Usa) nonchè dalla Corte di Giustizia europea, che ha sancito l'inapplicabilità della direttiva sui prodotti medicali alla sigaretta elettronica". In merito alla commercializzazione e le modalità di vendita di questi dispositivi, il presidente Mancini dichiara: "Non è possibile a nostro avviso assimilarla alla sigaretta tradizionale, anche in considerazione del fatto che la e-cig è un prodotto elettronico e pertanto necessita di un rivenditore specializzato che spieghi al consumatore come funziona, quante e quali sono le varietà di ricariche esistenti sul mercato, come si distinguono l'una dall'altra per sapore ed eventuale contenuto di nicotina. Sarebbe per questo utile – precisa – una legislazione specifica per i rivenditori di sigarette elettroniche che tuteli gli esistenti e che stabilisca regole chiare per l'apertura dei nuovi punti vendita". Nessuna opposizione particolare, inoltre, sull'eventuale applicazione di una tassa sulle ricariche contenenti nicotina, "purchè – avverte il presidente Anafe – sia equilibrata, partendo dalla consapevolezza che la sigaretta elettronica fa meno male di quella tradizionale, un fatto affermato anche dall'Istituto superiore della sanità". "Un modello possibile ad esempio – suggerisce Mancini – potrebbe essere una tassazione che vada a gravare soltanto la nicotina in base alla quantità presente nella ricarica, oppure una tassa di scopo da costruire appositamente. Ma sarebbe bene aprire un dibattito approfondito per comprendere l'impatto che regolamentazione e tassazione avrebbero su sistema ed entrate". "Anche perchè – precisa – l'imposizione dell'accisa, e la conseguente esclusiva per i tabaccai della vendita delle ricariche con nicotina, porterebbe alla chiusura di due terzi dei negozi e alla perdita di oltre 3.000 posti di lavoro nel giro di soli 90 giorni".