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Un progetto per la messa in sicurezza del San Donato

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AREZZO – E’ di questi giorni la nota della Filcams Cgil che, alla luce delle segnalazioni dei lavoratori del settore pulizie del San Donato, ha chiesto alla direzione della Asl di intensificare i controlli notturni in una logica di prevenzione, per evitare la permanenza di senza tetto o, comunque, di soggetti a rischio in una struttura sanitaria. “La questione sollevata dai lavoratori è reale – afferma oggi la Asl. Su questo tema sono stati fatti molti interventi migliorativi, che hanno eliminato totalmente il problema in aree critiche come i sotterranei ed altre aree periferiche. Ma ancora non basta”.

Il tema della sicurezza, degli accessi e degli utilizzi impropri degli spazi all’interno del San Donato è un argomento affrontato continuamente, proprio per la natura dell’ospedale, che non è un carcere, non è una caserma, non è nemmeno un tradizionale stabilimento con una sola porta di ingresso e tutto il resto chiuso a doppia mandata. L’ospedale è un ambiente di grandi dimensioni, aperto alla cittadinanza e agli operatori, con una struttura articolata e spesso difficile da proteggere.

LA DIMENSIONE DEL PROBLEMA
Quasi cinquemila accessi giornalieri. Tante sono le persone che quotidianamente varcano le soglie dell'ospedale San Donato. Dai dipendenti dell'Azienda che lavorano nel presidio ospedaliero (1.069), a quelli delle ditte esterne (circa 200), ai degenti (quasi 400 in media), agli utenti ambulatoriali (714), a quelli del pronto soccorso (200), per finire con accompagnatori e visitatori (2.430).
Un flusso continuo che, nell'arco delle 24 ore, si distribuisce con modalità e quantità diverse nei vari settori dell'ospedale. Poi ci sono anche le aree esterne, i parcheggi e le strade di accesso all'ospedale. Anche qui, naturalmente, il movimento di persone ed automezzi si sussegue in modo ininterrotto nell’intero arco della giornata.

UN PROGETTO SPECIFICO CALIBRATO SUL SAN DONATO
Da alcuni mesi c’è un progetto (“Safety and Security”), redatto sulla base delle caratteristiche specifiche del San Donato, finalizzato alla salvaguardia dell'incolumità delle persone, sia in rapporto alla prevenzione di infortuni, calamità ed eventi accidentali, sempre possibili in un ambiente di lavoro, sia alla difesa da minacce, aggressioni e danni contro la persona o beni, perpetrati volontariamente da individui o gruppi di persone.
Nel primo caso, sono stati individuati i rischi presenti all’interno dei singoli luoghi di lavoro e sono state messe a punto le misure tecniche, organizzative e procedurali, per il loro contenimento entro livelli accettabili, sia per il personale dipendente che per gli ospiti ed i visitatori.
Nel secondo caso, sono stati individuati e poi trasposti in apposite planimetrie tutti i punti sensibili all’interno del Presidio Ospedaliero, considerando sensibili, cabine elettriche primarie – sottocentrali elettriche ed UPS, deposito dei gas medicinali, centrale termica, centro elaborazione dati ed armadi dati delle varie zone, centralino telefonico, centrale allarmi e video sorveglianza, sorgenti radioattive e deposito dei rifiuti radioattivi.

Il progetto si sviluppa attraverso la definizione di tre gradi di sicurezza, in corrispondenza di altrettanti livelli concentrici: le aree di avvicinamento all’ospedale, gli accessi che introducono alla struttura, le zone sensibili. Per ogni livello sono previste azioni specifiche di messa in sicurezza. Si va dalla regolamentazione degli accessi, alla chiusura fisica di alcuni varchi; dalla sostituzione di alcuni cancelli al completamento della recinzione esterna. E ancora: dal completamento del circuito di telecamere di sorveglianza, alla regolamentazione di alcuni ingressi con chiavi di apertura che saranno date in dotazione esclusivamente ad alcuni operatori.

UNA “BATTAGLIA” QUOTIDIANA
Oltre alle strutture, infrastrutture e regolamenti, ci sono poi i comportamenti umani. Quelli di cui si lamentano maggiormente anche gli addetti alle pulizie. La Asl ha stipulato una convenzione per cui dalle 21,00 alle 06,00 del mattino è presente una guardia giurata che presta servizio esclusivo in ospedale. In particolare sorveglia l’area del Pronto soccorso dove afferiscono a volte soggetti che creano confusione e hanno atteggiamenti aggressivi, e che nel corso della notte esegue dei giri ispettivi nell’ospedale e nelle aree circostanti. E’ la stessa guardia a segnalare quotidianamente le problematiche riscontrate: dalle porte lasciate aperte, a quelle che non chiudono per malfunzionamento, allo stazionamento di persone in aree interne, alle quali viene chiesto di allontanarsi se non hanno titolo per restare. Ma non tutte le notti può essere controllato il labirinto di corridoi (sono chilometri) e altri locali all’esterno di quelli propri dei reparti.

UN APPALTO UNICO PER TUTTI GLI OSPEDALI
L’azienda sanitaria gestisce complessivamente quasi 100 stabili nella provincia di Arezzo. Di questi cinque sono ospedali. In ognuno è predisposto un piano per la sicurezza e in ognuno si riscontrano, anche se in misura minore, alcune delle criticità registrate ad Arezzo. Sia sul piano delle infrastrutture passive (chiusure e sistemi di videosorveglianza), sia su quello attivo (vigilanza), sono stati individuati livelli di intervento dedicati.
Il progetto di Arezzo e quelli dei quattro ospedali delle vallate, sono confluiti in una unica gara di appalto gestita dall’Estav, comprendente anche la Asl 9 e la Azienda ospedaliera senese. Un appalto di tipo “europeo”, che oltre ad abbassare i costi, necessariamente peserà sui tempi di aggiudicazione (si parla di alcuni mesi). Oltre agli investimenti (il solo Safety and Security del San Donato costerà 250.000 euro), l’appalto prevede la gestione complessiva dei progetti di sicurezza per un periodo di cinque anni, per una spesa complessiva di 2 milioni e 200 mila euro, di cui ben 1 milione e 400.000 euro per l’azienda aretina.