Avevano autocertificato, per mero errore o scorrettezza, il loro diritto all’esenzione: ora però dovranno pagare.
E’ scattata così da inizio anno l’operazione di recupero avviata dalla Ausl. Andrà avanti fino ad agosto ed interesserà i primi tremila cittadini della provincia di Arezzo che dal controllo incrociato delle banche date di Asl (che tengono conto anche delle patologie) e Ufficio delle Entrate, risultano non avere diritto, in tutto o in parte, a quelle esenzioni che invece hanno utilizzato.
L’Azienda sanitaria ha scelto di fare un invio scaglionato (cento a settimana), per consentire ai propri uffici di rispondere esaurientemente agli utenti che, inevitabilmente, chiamano per avere informazioni dettagliate.
La lettera inviata ai cittadini “morosi” è di natura bonaria, con la richiesta di mettersi in regola per il passato, senza sanzioni. Chi non lo farà entro trenta giorni dalla ricezione della missiva, vedrà passare la sua posizione ad Equitalia (società dell’Agenzia delle Entrate), che a quel punto provvederà in forma coattiva, con l’aggiunta di sanzioni
Come già annunciato in autunno, è una iniziativa che punta a sanare una irregolarità sulla quale la Guardia di Finanza di Arezzo aveva condotto ad inizio del 2011 una operazione che portò alla scoperta di 80 evasori, per i quali scattarono sanzioni e denunce penali.
A parere della Asl, per gran parte dei 3.000 cittadini oggi oggetto della richiesta di pagamento, non si tratta di evasione, ma di scarsa conoscenza delle regole. La più comune è quella secondo cui “chiunque ha più di 65 anni ha diritto alla esenzione”. Sbagliato! Non è mai stato così (anche prima delle recenti normative sul ticket): i 65 anni devono essere affiancati ad una precisa condizione economica e cioè un reddito familiare inferiore a 36.151,98 euro lordi annui.
La Asl8, assieme alla lettera, invia l’elenco dettagliato di tutte le prestazioni di cui il cittadino ha usufruito, con accanto l’importo del ticket non corrisposto, maggiorato degli interessi e le spese di segreteria. Si va da pochi euro fino ad alcune centinaia, per ognuno dei cinque anni presi in esame. E’ evidente, quindi, che coloro che hanno usufruito di molte prestazioni durante i cinque anni, potrebbero trovarsi di fronte anche a conti piuttosto salati.
Ma non finisce qui: gli uffici amministrativi della Asl stanno lavorando anche ad altre tipologie di controlli. Il nuovo fronte è quello di chi ha dichiarato la esenzione dal ticket solo sulla base del reddito, fornendo però solo quello personale e non quello del nucleo familiare. Se saranno accertati casi di dichiarazioni fuorvianti, si procederà esattamente come nel primo caso.
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ECCO LE REGOLE
Non sempre chi si rivolge alle strutture sanitarie, è in grado di spiegare allo sportello Cup se è esente o meno da ticket. Adesso, tutte le Asl della Toscana hanno attivato collegamenti automatici con l’Ufficio delle Entrate per accertare se i cittadini sono nelle condizioni economiche per ottenere l’esenzione o meno: il reddito da tenere in considerazione è quello familiare ai fini fiscali, e non quello personale (dichiarante, più coniuge e altri soggetti a carico).
Fino a pochi mesi fa il cittadino aveva la possibilità di autocertificare la condizione di esenzione da reddito. Dal primo dicembre scorso, per avere l’esenzione ci vuole un apposito certificato rilasciato dalla Asl.
Le dichiarazioni non conformi al vero costituiscono reato penale.
Risultano esenti dalla partecipazione alla spesa sanitaria i seguenti soggetti:
– i cittadini di età inferiore ai 6 anni e di età superiore ai 65 anni purché appartenenti ad un nucleo familiare con reddito complessivo non superiore a 36.151,98 euro annui;
– i disoccupati e i familiari a carico, purché il reddito complessivo del relativo nucleo familiare sia inferiore a 8.263,31 euro; incrementato fino a 11.362,05 euro in presenza del coniuge e di ulteriori 516,46 euro per ciascun figlio a carico; la condizione di disoccupazione deve essere riferita al momento in cui si usufruisce della prestazione mentre il reddito di riferimento è quello dell’anno precedente;
– i titolari di pensione sociale e i familiari a carico;
– i titolari di pensione minima di età superiore ai 60 anni, ed i familiari a carico purché il reddito complessivo del relativo nucleo familiare, riferito all’anno precedente, sia inferiore a 8.263,31 euro, incrementato fino a 11.362,05 euro in presenza del coniuge e di ulteriori 516,46 euro per ciascun figlio a carico.