"In questi giorni ho espresso la mia opinione sul cosiddetto riordino delle Province. Ho detto che mi sembrava razionale individuare tre aree vaste: la Toscana del Centro, quella della Costa e quella del Sud.
Ho poi aggiunto che le tre aree hanno riferimenti naturali e baricentrici nei tre capoluoghi di Firenze, Siena, Pisa e che i grandi servizi, locali e statali, devono essere redistribuiti tra le città più importanti, senza centralismi.
Si è scatenato il finimondo. Accuse ridicole di campanilismo per le mie origini pontederesi, sberleffi, invettive e persino minacce di dimissioni. Mi dispiace perché vorrei che il dibattito si mantenesse in una misura di correttezza e di rispetto. In ogni caso la mia opinione di fondo, come quella della grande maggioranza degli italiani, era favorevole all’abolizione delle Province. Mentre governo e Parlamento hanno scelto di fare una “riformicchia” chiamata pudicamente “riordino”, molto difficile da attuare e che probabilmente non arriverà neppure a conclusione se non passerà il vaglio della Corte Costituzionale.
Sarebbe interessante che i parlamentari che hanno votato la legge ci dessero anche qualche lume su come applicarla in Toscana. In fondo, piaccia o non piaccia, il Parlamento è all’origine di questo “riordino” e al Parlamento tutto tornerà con il progetto di legge per le decisioni finali.
Sempre a proposito del Parlamento: non era forse il caso di riformarlo, o se si preferisce “riordinarlo”, dimezzando il numero dei parlamentari, come tante volte promesso? La Regione Toscana ha fatto come sempre la sua parte: ha ridotto da 55 a 40 il numero dei consiglieri e da 10 ad 8 quello degli assessori.
A mio parere è bene che anche sul tema del “riordino” delle Province la Toscana mostri il suo grado di riformismo, la sua capacità di guardare lontano, agli obiettivi di efficienza dei servizi, di risparmio, di riduzione dei costi della politica e di buon governo.
Noi abbiamo avanzato una proposta. Adesso dovrà lavorare il Comitato delle autonomie locali e poi anche il Consiglio regionale. Fare le riforme è difficile ma non impossibile.
Su questo tema, allo scopo di consentire che si sviluppi una discussione ampia e approfondita, il Presidente e la Giunta regionale, non diranno più nulla sull’argomento finché non spetterà di nuovo a noi la parola.
Insomma prima di pronunciare altri giudizi e altre opinioni vogliamo far tesoro delle proposte degli altri, essendo ben consapevoli che non spetta a noi la decisione finale.
Anche in democrazia vale l’antico detto: stretta la foglia larga la via dite la vostra che ho detto la mia…"