“Saranno quasi 7.000 i dipendenti pubblici nella provincia di Arezzo che il 5, 6 e 7 marzo si recheranno al voto per il rinnovo delle Rsu, cioè delle rappresentanze sindacali unitarie – annuncia Bruno Pacini, Segretario provinciale della FP Cgil. E questo dopo 4 anni, con dodici mesi di ritardo rispetto alla scadenza naturale a causa delle decisioni prese, a suo tempo, dall’ex Ministro Brunetta”.
Hanno diritto al voto tutti i lavoratori, che siano o non siano iscritti ad un sindacato. La quota più consistente nella provincia di Arezzo è rappresentata dai dipendenti della Asl 8 che sono 3.062. Seguono quelli degli enti locali, cioè Provincia e Comuni, che sono 2.791 e infine i 1.084 dipendenti di enti pubblici non economici, Ministeri e Agenzie.
“La FP Cgil sarà sostanzialmente presente con liste di candidati in ogni luogo di lavoro – commenta Pacini. In questa fase, il ruolo delle RSU è quello di governare i cambiamenti epocali che attraversano i servizi pubblici. E difesa del salario e della qualità organizzativa e del servizio saranno le materie principali delle trattative”.
Gli ultimi anni non sono stati facili per i dipendenti pubblici: “non si può dimenticare la denigratoria campagna sui “fannulloni” e la negazione del voto, del contratto nazionale, della contrattazione”.
Negli anni che ci separano dalle ultime elezioni delle RSU, la grave crisi economica è stata utilizzata per allargare le distanze tra lavoro e profitti, per accentuare disuguaglianze, per ridurre l’intervento pubblico in tutti i settori
La contrattazione e il contratto sono necessari per difendere la qualità e l’organizzazione dei servizi, per garantire professionalità e diritti. Proprio da qui, secondo la Fp Cgil, si deve ripartire per affrontare la riforma delle amministrazioni pubbliche: lasciarla ad altri significherebbe riduzione dei servizi, delle retribuzioni, dell’occupazione.
“Equità, crescita, salari, tutele e diritti devono tornare a essere temi di buon senso. Il ruolo della rappresentanza diventa determinante per interrompere l’uso strumentale della crisi. In questa idea di partecipazione e contrattazione c’è il senso del voto per le RSU, della loro funzione, della democrazia. Noi crediamo nel lavoro pubblico e nel welfare come fattori di sviluppo e per questo pensiamo che al contratto e alla contrattazione non ci sia alternativa”.