A margine della parte formale della seduta del consiglio direttivo della Confcommercio, che ha eletto Anna Lapini nuova presidente e nominato i nuovi organi, il parlamentino dell’Ascom si è soffermato con particolare attenzione sul tema di maggiore attualità in questo momento della categoria, la liberalizzazione che il governo Monti sta portando avanti. “Con una determinazione degna di migliore causa”, come ha chiosato la neopresidente.
“Una deregulation necessaria, che non ci spaventa, ma non ci piace per come è stata presentata” ha detto Anna Lapini, “ha evitato i grandi interessi, i monopoli e gli oligopoli che invece dobbiamo abbattere. Il commercio, la propria crescita e la propria modernizzazione se li sa costruire da solo e noi stiamo lavorando per questo”.
Analoghe considerazioni ha espresso in proposito il direttore Franco Marinoni: “è chiaro che, in linea di principio, tra la libertà di autodeterminarsi nelle scelte aziendali e l’obbligo invece di fare o non fare qualcosa, sia preferibile la prima soluzione. Per questo, noi viviamo la liberalizzazione con grande serenità, considerato anche che in alcune realtà, vedi per lo più i centri storici dei nostri Comuni, questa cambia poco o niente. Resta il fatto che il commercio ha bisogno di poche ma chiare e precise regole, in assenza delle quali non c’è libertà ma caos. È vero che oggi i negozi devono stare aperti, pena il fallimento, quando lo chiede il mercato ed il consumatore. Ma una regola condivisa è indispensabile perché aprire tutte le domeniche non sarà possibile, né a noi ma neanche alla grande distribuzione, se non altro per problemi di costi. E allora è indispensabile una regola chiara che tolga il consumatore dall’incertezza di questi giorni di non sapere con chiarezza se e quando i negozi sono aperti. La categoria farà il possibile, anche in termini di aperture domenicali, ma è chiaro che questo avverrà solo quando è utile per la valorizzazione del nostro territorio e della migliore accoglienza, perché stare aperti nei festivi non fa piacere a nessuno, né ai titolari né ai dipendenti. Anche perché il sistema degli esercizi commerciali a conduzione familiare è un patrimonio da salvaguardare, fonte di ricchezza e vitalità per i nostri centri urbani. Che merita protezione e valorizzazione”.