Vittorino Andreoli conia una propria definizione dell'uomo contemporaneo, “L'uomo di superficie”.
“Di superficie” che non significa superficiale nell'accezione che conosciamo quanto piuttosto uomo fermo alla superficie, alla cute, schiavo e rinchiuso nel dramma della bellezza da rincorrere a tutti i costi.
“L’uomo di superficie”, questo il titolo del nuovo saggio scritto dal prof. Andreoli ed edito da Rizzoli, sarà presentato domenica 25 marzo al Giardino delle IDEE nella consueta location della Sala delle Muse del Museo d’Arte Medioevale e Moderna di Arezzo in via San Lorentino, 8 (INFO: 0575 409050) con inizio alle ore 17.00.
Ad introdurre e moderare l’incontro Antonella di Tommaso, Barbara Bianconi accompagnate nell’occasione dall’attore Andrea Bucciantini.
Il prof. Andreoli cita Dostoiewskji ma anche Pirandello di “Uno, nessuno e centomila” che scopre un uomo mancante di identità.
Un uomo che si percepisce in modo diverso, mentre oggi, invece, e ancora peggio, non si percepisce affatto.
Il contemporaneo, teso a un presente puramente corporeo, ha fatto della bellezza l’unica ragione.
Siamo senza più sogni, senza più progetti, incapaci di amare, di insegnare e di imparare.
Dunque di anatomia della superficie tratta il libro del prof. Andreoli, di anatomia della cute.
Da qui lo specchio che al mattino ci restituisce, in un viaggio spezzato e infinito che parte dal bulbo dei capelli, e poi passa in rassegna la fronte, il naso, la bocca e i denti.
Alla ricerca dell'anomalia, del difetto rispetto al conforme, insomma quella che il prof. Andreoli chiama “liturgia dell’impossibile”.
Questo contamina proprio tutti, dal bambino che le mamme vorrebbero bellissimo, sino al vecchio ammalato di jogging ed estetista pur di vedersi tonico e giovane.
E poi il linguaggio, il modo attraverso il quale si chiamano le cose.
Dunque, per Andreoli l'uomo due volte sapiens diventa “stupidus, stupidus”.
Un corpo e non più una bella persona, un corpo, che deve rispondere a modelli e al trinomio bello, valore e denaro.
E ancora l'ossessione della rispondenza immediata che nega il desiderio, perché desiderio significa percezione del futuro.
Secondo il prof. Andreoli, siamo al giro di boa: occorre un nuova coscienza critica.
E se non si persegue questa prima via si rischia la seconda, ossia la fine della civiltà occidentale, quella che viene dalla Grecia antica, quella che si interrogava sul senso dell'essere.
Oggi nessuno più la riconosce e ne considera l'importanza.
Manca il rispetto per l'altro.
Il libro diviene insieme pertanto un percorso storico e psichico, a partire dal vissuto dello stesso prof. Andreoli.
L’occasione per analizzare la storia e le metamorfosi di corpo, mente, sacralità.