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L’inclusione nella scuola degli studenti disabili

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La Conferenza Zonale per l’Istruzione nell’ultimo incontro ha approvato un documento che riguarda il diritto all’inclusione scolastica delle persone disabili. Il documento prende spunto dalla premessa che la scuola deve saper accogliere tutti e cerca di analizzare i problemi presenti anche nel nostro territorio. Il modello italiano prevede l’inclusione degli studenti disabili, introdotta con una legge del ’77. Né classi né istituti speciali, invece scuole aperte pronte all’accoglienza. Per garantire questo diritto servono maestri e professori dedicati, oltre all’aiuto degli educatori. E oggi nelle scuole statali ne sono presenti circa centomila. Si prevede per questo anno un aumento di oltre quattromila alunni disabili e di almeno duemila posti di sostegno. Da aggiungere ai numeri dello scorso anno: per 197 mila studenti, 97 mila insegnanti. C’è dunque un insegnante di sostegno ogni due studenti disabili. Ma è una media. Esiste però un problema di numeri e di risorse e le associazioni chiedono anche insegnanti più specializzati, preparati sulle diverse patologie. In questi giorni anche nel nostro territorio si susseguono le segnalazioni dalle famiglie perché le nomine sono in ritardo, o insufficienti, e perché in alcuni casi gli enti locali non riescono a pagare l’assistenza. I presidi gestiscono le risorse che arrivano, fanno salti mortali, ma il risultato non è sempre quello sperato., anche perché il problema dell’insegnante di sostegno si lega a quello delle classi sempre più numerose, con lo stesso numero di insegnanti. Un problema forte che riguarda anche il nostro Valdarno. C’è una diatriba sulle competenze che dura da tempo, per le scuole superiori, fra comuni e province. Resta poi aperto il dibattito sulla figura dell’insegnante di sostegno per i quali dovrebbe esserci una classe di concorso sul sostegno e per accedervi un corso universitario. L’obiettivo finale e comune è una formazione adeguata anche degli insegnanti curriculari, perché la presa in carico dei disabili deve essere collettiva. Proprio la presa in carico degli studenti disabili è l’altro punto dolente; la scuola marcia da sola lamentando spesso carenze di collaborazione, i comuni sono sempre più in difficoltà per i tagli di risorse e i genitori si trovano spesso nel mezzo a due fuochi. La scuola per un alunno disabile non è soltanto imparare a leggere e a scrivere ma è anche un luogo di socializzazione importantissimo e di cultura sociale per gli alunni normodotati, e non sempre la ricerca disperata ed esasperata del risultato porta ad un educazione anche sociale. A questi gravi problemi che limitano i diritti delle persone non si può sicuramente far fronte con i finanziamenti regionali previsti oggi, che sono decisamente irrisori rispetto alle necessità degli studenti soprattutto se devono sostituirsi alle somme che la Regione Toscana aveva erogato lo scorso anno con il bando per i progetti di integrazione scolastica di alunni portatori di handicap.