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I Frati della Verna si attrezzano con il defibrillatore

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Quasi il doppio della popolazione della nostra provincia. Un numero uguale a quello degli abitanti di Palermo o di Genova. Sono più di 600.000 ogni anno le persone che in pellegrinaggio raggiungono la Verna e il suo Santuario per pregare, per vivere momenti di fede, per osservare i luoghi che hanno visto la presenza di San Francesco.
La Verna un luogo magico, dove in tanti vanno per “curare” l’anima. Ma può accadere che ci si rendano necessarie anche cure fisiche. Come un improvviso arresto cardiaco. Ebbene, i frati della Verna, accogliendo di buon grado i suggerimenti del loro sindaco, dei dirigenti casentinesi e del Direttore Generale della Asl8 che fece loro vista in estate e della Fondazione Cesalpino che ha messo a disposizione l’attrezzatura, dal prossimo mese saranno in grado di intervenire tempestivamente se qualcuno dei 600.000 visitatori annui fosse colpito da un arresto cardiaco durante la sua visita.
Lunedì prossimo il direttore della centrale 118, Massimo Mandò, con i suoi collaboratori effettuerà proprio al Santuario un corso di formazione per i frati che diverranno così cittadini esperti nell’uso del defibrillatore semiautomatico. Raggiungere il Santuario della Verna con una ambulanza in tempi accettabili per salvare la vita di una persona colpita da arresto cardiaco è praticamente impossibile. L’iniziativa che coinvolge la comunità francescana, l’azienda sanitaria e gli altri soggetti che hanno sostenuto e ispirato questo progetto, rappresenta indubbiamente un valido esempio per tutti.
L'arresto cardiaco porta alla morte in dieci minuti

Nel nostro Paese c'è un allarme incidenti stradali (8.000 morti all'anno), un allarme infortuni sul lavoro (1.300 morti all'anno), ma non c'è un reale allarme per le morti da arresto cardiaco. Eppure i morti ogni anno sono oltre 60.000. Come una guerra.
L'unico modo per salvare queste persone è la defibrillazione precoce effettuata tramite un apparecchio semiautomatico che guida il soccorritore nelle manovre di soccorso. Per questo ogni cittadino che ha fatto un corso di preparazione può essere abilitato ad usare questi apparecchi salvavita. Fattore determinante è il tempo che trascorre dalla perdita di coscienza e la manovra di defibrillazione: infatti più minuti passano e minori sono le possibilità di recuperare il paziente. Inoltre più tempo trascorre è più danni cerebrali si instaurano, Si calcola che l'intervento di rianimazione dovrebbe essere effettuato entro i primi 5 minuti dall’accadimento dall’arresto cardiaco per avere buone speranze di avere successo.
Nessun sistema pubblico di soccorso è in grado di assicurare questo, nemmeno nei paesi considerati al top della organizzazione sanitaria.
Nella nostra provincia anche nel 2010 si sono avute più di 120 morti per arresto cardiaco. Il 118 da solo non può fare molto di piu di quanto fa oggi: sempre nel 2010 ne ha salvati solo 5: troppo pochi. Si consideri che l'arresto cardiocircolatorio in media porta alla morte entro dieci minuti, ma già dopo 6/7 minuti provoca conseguenze irreparabili al cervello.
Occorre coprire il territorio dislocando i defibrillatori semiautomatici nei punti critici: stadi, supermercati, stazioni ferroviarie, ed educare anche i non “addetti ai lavori” ad usarli perché mai si potrà salvare un buon numero di vite umane sperando di poter contare solo sui medici.
L’Italia è in media fanalino dei coda nel mondo occidentale, anche se la cultura dei defibrillatori diffusi, sta iniziano a prendere piede.
In Italia ci sono aree e province che stanno crescendo rapidamente. Arezzo deve fare molto, ma già molto si sta facendo. Tutte le ambulanze sono attrezzate, così come i mezzi delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco (con il personale che ha seguito un corso di formazione). Molte le società sportive attrezzate. E adesso anche alcuni supermercati, alcune grandi aziende, alcune amministrazioni pubbliche. Ma c’è molto da fare. La Asl è a disposizione per istruzioni e corsi di addestramento. Grande spinta a questa iniziativa arriva dalla Fondazione Cesalpino. che è capofila di un progetto per la diffusione di tutte le misure per la protezione della vita dalle malattie cardiache improvvise.
L’esempio dei frati della Verna rappresenta davvero un modello di grande civiltà che speriamo sia imitato da tanti.