“La crisi continua ad essere grave ma questo 8 marzo possiamo evidenziare, grazie allo studio di Uniocamere Toscana, un fatto positivo: le imprese femminili non arretrano ma aumentano più di quelle maschili. E la provincia di Arezzo è tra quelle che realizzano le performance migliori: seconda in Toscana dopo Prato e quinta in Italia”.
Rossella Sorini, Presidente di Cna Impresa Donna, evidenzia la capacità non solo di tenuta ma anche di sviluppo delle aziende rosa. Secondo i dati Unioncamere, ai registri delle Camere di Commercio della Toscana sono iscritte 100.351 imprese a conduzione femminile, 1.080 unità in più rispetto a settembre 2010 e che rappresentano il 24,0% del totale delle imprese regionali, pari a 418.919 unità.
Le imprese femminili della Toscana sono aumentate dell’1,1% in un anno, una crescita maggiore sia rispetto alla media nazionale (+0,6%) che a quella registrata dalle aziende dei colleghi maschi (+0,1% pari a +296 unità)
I settori più dinamici sono quelli delle costruzioni, delle attività immobiliari, del turismo, del commercio e della attività industriali.
“Questi dati – sottolinea Rossella Sorini – confermano che le donne rappresentano una quota sempre più importante dell’imprenditoria, che però non ha ancora raggiunto quelle condizioni paritetiche di partenza e di esercizio dell’attività imprenditoriale per motivi ambientali, culturali, economici indubbiamente insiti anche nel tessuto delle Pmi”.
Franca Binazzi Presidente CNA Valdarno titolare di una ditta di moda evidenzia come le imprese a guida femminile possano essere diverse: “nella mia azienda c’è un solo uomo ed è mio marito. E’ indubbio che in un’azienda a quasi esclusiva presenza femminile, il clima è diverso. Ci sono maggiore intesa, comprensione e perfino solidarietà. Un’attenzione reciproca che nasce dalla comprensione del lavoro in azienda ma anche al di fuori di essa e cioè a casa. I problemi nascono in relazione alla situazione generale dell’economia. Come nel mio caso, ritengo che le imprenditrici abbiano una spiccata propensione a guardare avanti, ad anticipare il futuro. Non possiamo né progettare né investire pensando ad un arco temporale di qualche mese o di un anno. Bisogna puntare sul medio e lungo periodo. Per far questo è necessario il sostegno dell’intero sistema istituzionale, economico e bancario”
E questa valutazione è condivisa da altre imprenditrici. Roberta Pasqui della Camiceria Pasqui di Sansepolcro : “la crisi finisce per “avvicinare” i dislivelli tra imprese al maschile e al femminile ma le differenze permangono. L’esempio più evidente è probabilmente quello dell’accesso al credito. Il rapporto con il sistema bancario è ormai stabilito solo dai numeri. Non contano le persone e nemmeno i progetti: in questo modo le imprese non hanno modo di crescere e di svilupparsi. Comunque anche noi potremmo fare qualcosa di più e, soprattutto, potremmo insieme. Penso alla commercializzazione, all’internazionalizzazione, alla promozione. In altre parti d’Italia i meccanismi di collaborazione, anche attraverso la forma dei consorzi, sono più sviluppati”.