Home Attualità Economia Cgil: ‘A rischio il negozio Billa di Arezzo’

Cgil: ‘A rischio il negozio Billa di Arezzo’

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Incertezze sul futuro del punto vendita Billa di Arezzo. La Direzione del gruppo ha confermato ai sindacati, ieri a Roma, di aver messo sul mercato 57 negozi in Italia. Per 42 le trattative di cessione sono a buon punto. Per gli altri non ci sono certezze. E tra questi c’è anche il punto vendita di Arezzo che occupa 22 addetti.


Billa è ad Arezzo da soli 3 anni. Il nome è l’acronimo di “Billiger Laden”, cioè negozio a buon mercato. Fondato a Vienna nel 1953, è oggi uno dei maggior gruppi europei In Italia è presente dal 1990, inizialmente con 12 punti vendita che hanno toccato la quota massima di 200. Fa parte del gruppo Rewe presente in 14 paesi europei e con un fatturato di 50 miliardi di euro.

Un colosso, Billa, con problemi che Arezzo rischia di pagare in modo particolare. “Nell’incontro a Roma – afferma Marco Guadagni, Segretario Filcams Cgil di Arezzo – il gruppo ha ricordato che per 7 dei 15 negozi che hanno un futuro molto incerto, ci sono manifestazioni di interesse che, però, non si sono tradotte in alcun atto concreto. Tra questi punti vendita c’è anche Arezzo ma non abbiamo alcun tipo di garanzia, né sull’attività né sui livelli occupazionali. La preoccupazione è che si possa passare nella “lista nera” dei negozi (Milano Palmanova e Trecate) che verranno chiusi e degli altri 6 nei quali tra poco verranno aperte le procedure di mobilità per i 166 addetti impiegati”.

I sindacati hanno chiesto che la vertenza sia di gruppo e interessi, quindi, tutti i punti vendita. “Respingiamo l’idea dello “spezzatino” che invece piace molto a Billa – sottolinea Guadagni. Frantumando il gruppo e quindi i lavoratori sarà più difficile trovare soluzioni che garantiscano l’occupazione. Da qui la reazione sindacale”.

Le federazioni di categoria hanno già deciso due ore di sciopero a livello nazionale per sabato 28 gennaio e un intero giorno di sciopero che verrà deciso a livello locale e, comunque, entro il 5 di febbraio.

“La vicenda di questo grande gruppo europeo – conclude Guadagni – conferma e sostiene le ragioni della nostra contrarietà alle liberalizzazioni che non sono la soluzione nè per l'occupazione nè per risolvere i problemi dell'economia. Sono utili solo a peggiorare le condizioni di vita e di lavoro dei dipendenti che in questo settore sono soprattutto donne. Nel caso di Billa siamo anche di fronte a multinazionali che non hanno alcun interesse a valorizzare e portare ricchezza ad un territorio. Operano e spesso speculano fin quando è possibile e poi lasciano ter

Articlolo scritto da: Uffcio Stampa CGIL