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8 marzo nel segno della concretezza

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8 marzo nel segno della concretezza
Donella Mattesini

Parlare di festa, in occasione dell’8 marzo, è sempre più complesso. Pensiamo al lavoro, ai diritti, alle difficoltà di gestione della famiglia. Ritengo che sia necessario accentuare la concretezza nell’attività di ognuno di noi. Piccole e grandi azioni che siano in grado di modificare, progressivamente e in senso positivo, la qualità della vita di ogni donna.

Penso doveroso proprio per l’8 marzo dare conto alle donne della mia attività parlamentare, tanto più che ritengo essenziale portare il punto di vista di genere in ogni luogo. Esercitiamo il nostro ruolo rappresentando l’insieme dei cittadini ma non dimenticando mai di essere in primo luogo donne ed avendo la consapevolezza che anche il punto di vista femminiled aiuta a trovare soluzioni che parlino a tutti, tanto più se pensiamo alla scarsa presenza delle donne nelle istituzioni

Il Parlamento è un luogo di eccellenza nel quale operare e far emergere proposte e soluzioni. Anche emblematiche. Pensiamo, ad esempio, a cosa sta accadendo in un’azienda – chiave del nostro paese e cioè la Rai dove la maternità viene considerata una motivazione sufficiente ad interrompere il rapporto di lavoro con una collaboratrice. Su questo problema ho presentato un’interrogazione alla Ministra Fornero. E sempre a quest’ultima ho presentato un’altra interrogazione sempre relativa al rapporto tra donne e lavoro ed ho chiesto che, nell’osservatorio sugli incidenti di lavoro, sia utilizzata anche un’ottica di genere. Una ricerca svolta da Regione Toscana e Università conferma, infatti, che pur in presenza di calo dell'occupazione femminile, gli incidenti alle donne sono in aumento. E segnalo, in particolare, che la maggior parte degli incidenti non avviene sui luoghi di lavoro, ma in itinere, cioè nel percorso casa-lavoro e lavoro-casa, a testimonianza del maggior carico di stress che le donne hanno nel dover conciliare l'orario del proprio lavoro con, ad esempio, il figlio da accompagnare al nido od a scuola, ecc…Ma questo dato non viene tenuto di conto nelle rilevazioni INAIL e quindi mancano gli elementi utili ad una efficace politica di prevenzione, che in questo caso risiede nel sostegno alle "politiche di conciliazione".

Considero il lavoro una vera priorità anche nelle proposte di legge di cui sono stata o sono firmataria. Mi limito a citare quella sulle dimissioni in bianco (messa in calendario alla Commissione lavoro della Camera); il sostegno all’imprenditoria femminile e giovanile (già in discussione presso la commissione Attività produttive); il riconoscimento, in merito ai congedi parentali, che prevede il riconoscimento dell'indennità al 100% della retribuzione per tutto il periodo del congedo di maternità nonchè l'istituzione del congedo di paternità obbligatorio. Questa legge sta concludendo il suo iter presso la commissione lavoro. Ricordo altre iniziative di cui mi sono fatta promotrice insieme ad altri colleghi deputati: la presenza di almeno il 30% di donne nei Consigli di amministrazioni delle società quotate in borsa nonché la

proposta di legge (in approvazione alla Commissione Affari istituzionali) per la parità di genere nelle cariche istituzionali. Una proposta che si lega al documento per le riforme istituzionali e per la legge elettorali che stabiliscano la parità di genere.

Il tema su cui mi sono soffermata di più, anche per la mia presenza in commissione lavoro, riguarda il tema dell'accesso e della permanenza delle donne nel mercato del lavoro, e su questo tema ho firmato specifiche proposte di legge, anche sul tema del "mobbing"

Allo stesso modo ho firmato numerose interpellanze e mozioni parlamentari sui temi relativi alla violenza contro le donne, alla necessità che l'Italia sottoscriva gli accordi internazionali che non ha ancora sottoscritto, e per il rifinanziamento dei centri antiviolenza che il governo Berlusconi ha smantellato.

Una serie di azioni, quindi, che hanno alla base la convinzioni che la crisi non può essere affrontata ed avviata a soluzione se non tiene conto delle donne, della libertà femminile, delle pari opportunità.

Tutti i dati ci confermano che se fossero raggiunti i parametri previsti a Lisbona e cioè se l'occupazione femminile crescesse fino al 60%, anche il nostro PIL aumenterebbe di 17 punti. Inoltre per ogni donna che lavora si creano altri 15 posti di lavoro. Le donne sono quelle che si diplomano e laureano di più e con voti migliori; sono quelle il cui livello di abbandono scolastico è minore. Grandi potenzialità che si scontrano con un’oggettiva e negativa realtà che continua a discriminare, soprattutto nel lavoro, le donne.