Home Nazionale Troppi premi letterari, dallo Strega al Viareggio sono 1806

Troppi premi letterari, dallo Strega al Viareggio sono 1806

0

Roma, 15 lug. (Adnkronos) – I premi letterari italiani hanno raggiunto quota 1806. Altrettanto sono le giurie con una pletora di esperti, in media tra i 10 ai 30, con una macroscopica eccezione, quella dello Strega che conta oltre 400 Amici della Domenica, più 30 'lettori forti', un numero record di 'giudici' che supera quello dei membri del Senato. Una macchina per alcuni obsoleta e poco trasparente, che dovrebbe moderinizzarsi e darsi regole nuove per liberarsi dagli antichi e ricorrenti sospetti di voto di scambio. Ma 'Strega' a parte, forse sono comunque davvero troppe le cerimonie di assegnazione di riconoscimenti a scrittori già collaudati o aspiranti tali. Ma non è solo la quantità a far storcere qualche naso. E' anche il reale senso che oggi ha assunto questo can can in salsa letteraria bollato, da Erri De Luca come "una passerella che permette alle varie giunte di esibirsi" e da Ernesto Ferrero, direttore editoriale del Salone del Libro di Torino "come evento costoso che non serve a promuovere la lettura". E c'è persino chi ne evidenzia il lato ridicolo: "alcuni fanno davvero ridere", dice Gaetano Cappelli. E chi è così dissacrante da dire: "non tolgono e non mettono nulla in più", come fa il presidente dell'Associazione Librai Italiani Paolo Pisanti. Ma i precedenti non mancano, Pasolini in testa, che nel '68 rifiutò di partecipare al torneo finale dello Strega benché avesse superato la lizza per la cinquina. Ma anche, più a Nord, Jean-Paul Sartre, che quattro anni prima rifiutò il premio Nobel per la letteratura. Così come Josè Luandino Vieira, uno dei più autorevoli scrittori angolani e africani contemporanei, che respinse il 'Premio Camoes' conferitogli dalla Fondazione della Biblioteca nazionale del Portogallo e dal Dipartimento nazionale del libro del Brasile. Alla lista si aggiunge anche lo scrittore britannico John Le Carrè. Sua la richiesta di essere escluso dal gruppo dei 13 finalisti del Man Booker International Prize. Questa estate comunque continua a pullulare di premi letterari. Si sono appena spenti i fari sul premio Strega e già si accendono quelli del Bancarella, che chiude i battenti domenica prossima, a Pontremoli nella Lunigiana. Ma la lista è lunghissima tanto da sfondare la soglia dei mille. Riconoscimenti che, nelle grandi città e nei paesi di provincia sparsi lungo la Penisola, lanciano nuovi talenti. Una 'caccia' che, proprio ieri, ha messo a segno altri due colpi: è stato assegnato il premio internazionale Viareggio-Versilia al poeta Yves Bonnefoy e il premio Carducci andato a Carlo Carabba con i suoi 'Canti dell'abbandono', editi da Mondadori. Ed è in rampa di lancio anche il Campiello, l'altro storico premio letterario italiano, che verrà assegnato il primo settembre. I premi letterari, insomma, continuano a macinare serate, conciliaboli tra critici, esperti e lettori appassionati a caccia del libro dell'anno. In questa particolare 'classificà anche il Sud fa sentire la sua voce: alla fine dell'estate sarà la volta del premio Napoli assegnato dopo la metà di settembre. Un turbinio di eventi e serate, dunque, che suscita attenzione ma ormai in molti dicono che sono davvero troppi. E alcuni non intendono neppure parteciparvi per una questione "di igiene personale". E' il caso dello scrittore napoletano Erri De Luca che confessa: "Ho sempre rinunciato a partecipare ai premi. Voglio rimanere vergine. E come se avessi fatto un voto di castità che mi serve come igiene personale. Ma soprattutto -puntualizza- non li desidero e preferisco lasciare spazio a chi vuole concorrere". In effetti, ciò che gratifica di più De Luca è lontano dal lavoro di una giuria. "Ci sono tante altri cose – rivela- che mi rallegrano ed onorano: sono felice, ad esempio, quando un mio racconto viene usato in un reparto di ospedale. Questo è il riconoscimento che mi dà maggiore soddisfazione". In ogni caso, dice, "una volta i premi incoraggiavano la lettura. Ora sono soltanto una passarella per assessori. Sono un'esibizione dell'attività di una giunta comunale che si organizza il suo premio letterario". Sulla stessa lunghezza d'onda è Ernesto Ferrero, scrittore e direttore editoriale del Salone del Libro di Torino. "Questi eventi sono mediamente costosi perchè con meno di 50 mila euro non si fa nulla e non si comincia nemmeno ad avviarli. E servono soprattutto agli organizzatori, che di solito sono degli assessori di qualche ambizione". Assessori che, per Ferrero, "vogliono dimostrare così di essere attenti alla cultura, sensibili e moderni". Ma, il direttore del Salone del Libro, punta il dito anche sull'effettiva incapacità dei premi letterari 'minorì di promuovere la lettura. "Questi premi – sottolinea- non costiuscono un reale incremento della promozione della lettura. Gli unici riconoscimenti che spostano significativamente l'asticella delle vendite sono lo Strega e il Campiello. L'incidenza degli altri è molto modesta o nulla". Ferrero alza poi il livello della polemica. I premi, nella stragrande maggioranza dei casi, per lui "sono soldi e tempo perso. Sono esclusivamente delle iniziative autoreferenziali che servono agli assessori a mettersi in evidenza facendo leva magari su qualche trasmissione televisiva. Trasmissione che risulta – rimarca- così noiosa, ingessate, formale e fasulla da far allontanare 5 o 10 mila persone alla volta dalla lettura". A puntare il dito sulle differenze tra i diversi premi letterari è il lucano Gaetano Cappelli. "I premi letterari -sottolinea- non sono tutti uguali. Per alcuni vale la pena impegnarsi ma altri fanno soltanto ridere". Cappelli non usa mezzi termini per definire il gran numero di premi letterari che animano la vita culturale delle grandi città come anche dei paesi di provincia sparsi lungo la Penisola. "C'è premio e premio. Ci sono dei premi dignitosi – racconta- e altri che fanno soltanto ridere". Ma non basta. Gli errori e le sviste di cui si macchiano le giurie sono tanti. E spesso addirittura suscitano ilarità. "A volte – racconta lo scrittore- si capita in alcuni posti in cui le giurie sbagliano il nome delle persone da premiare. E magari nessuno ha letto i libri in gara. Vengono assegnati dei riconoscimenti soltanto sulla base del sentito dire. Questo tipo di manifestazioni, in effetti, non ha alcun tipo di risonanza". Eppure, malgrado le perplessità e le tante incongruenze, Cappelli riserva ai 1806 premi letterari un atteggiamento di "divertita tolleranza. Sono un momento gratificante per gli scrittori giovani che vogliono accarezzare il piacere della fama". Premi gratificanti, certo. Ma, per Pisanti presidente dell'Associazione librai italiani, capaci di "dare visibilità soltanto ai territori che li organizzano. In realtà, sono così tanti che nemmeno ce li ricordiamo tutti. E, in più, non riescono a raggiungere i grandi media, eccetto che lo Strega, il Campiello e il Bancarella".

Articlolo scritto da: Adnkronos