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Suicidio: 374 morti under 14 in 27 anni, in Sicilia e Lazio più rischi

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Suicidio: 374 morti under 14 in 27 anni, in Sicilia e Lazio più rischi

Roma, 18 apr. (Adnkronos Salute) – Buttarsi dal sesto piano per un brutto voto, un rimprovero, o la fine del primo amore. "Il suicidio in Italia è la seconda causa di morte fra i giovani di 15-24 anni, ma anche fra gli 'under 14' il fenomeno esiste. E, anzi, è caratterizzato a livello regionale da aree critiche in cui il numero di baby-suicidi supera le attese degli esperti: è il caso di Sicilia, Calabria e Lazio". Parola di Maurizio Pompili, direttore del Centro per la prevenzione del suicidio dell'Uoc di Psichiatria dell'azienda ospedaliera S.Andrea di Roma. "Il rischio riguarda più spesso i maschi, con un rapporto di 3 a 1: in pratica le ragazzine fanno più tentativi, ma i coetanei ci riescono decisamente più spesso: dei 374 suicidi registrati in Italia dal 1980 al 2007, ben 268 erano maschi", dice Pompili all'Adnkronos Salute, dopo la notizia del quattordicenne romano che ieri si è buttato dalla finestra del sesto piano, dopo i rimproveri per il cattivo rendimento a scuola e il disordine.
"Il suicidio fra i giovani non è mai un fulmine al ciel sereno – assicura l'esperto – ma l'ultimo anello di una catena di difficoltà costruita anno dopo anno, mese dopo mese. Insomma, non basta un brutto voto, un litigio o un rimprovero, per fortuna, a spingere un ragazzino a togliersi la vita.
E il disagio, come pure l'intenzione di farla finita, si può intercettare". E' fondamentale, sottolinea Pompili, "giocare d'anticipo: la vulnerabilità nasce anche in seguito ad anni di rapporti difficili in famiglia". Ma quali sono i segnali d'allarme che i genitori di figli adolescenti non devono sottovalutare? "Prima di tutto gli annunci: normalmente chi tenta un suicidio ha preannunciato l'intenzione di farlo. E non sono parole da prendere alla leggera. Anche frasi come 'starete meglio senza di me' devono allarmare. Poi c'è chi inizia a dar via le cose più care, facendo una sorta di testamento".
"Attenzione anche ai cambiamenti nel sonno o nell'appetito, a un'improvvisa trascuratezza fisica, a cambiamenti dell'umore netti: ad esempio – spiega Pompili – se un ragazzo è angosciato e depresso e all'improvviso appare sollevato, questo può indicare che ha preso la decisione di farla finita". Anche nel Centro del S.Andrea (helpine 06-33777740) "abbiamo avuto casi di ragazzi di 14 anni che avevano alle spalle diversi tentativi di suicidio, guardati a vista dai genitori. Bisogna dire che la voglia di morire si può vincere e per fortuna i casi tenaci non sono così frequenti. Insomma, il suicidio si può prevenire".
"I familiari del ragazzo romano – prevede l'esperto – dovranno comunque fare i conti con ondate di sensi di colpa e angoscia: chi perde un caro o vive da vicino un tentativo di suicidio ha bisogno di assistenza. Noi stessi stiamo portando avanti un progetto sui 'survivors', le persone che sono state vicino a un suicida, effettuando una sorta di autopsia psicologica della vittima, che le aiuta attraverso il confronto con noi a superare il dolore.
Si tratta di un progetto Oms che ha due finalità importanti: uno di ricerca, e uno di assistenza ai sopravvissuti, attraverso sedute di 4-5 ore con protocolli che scavano nel vissuto dei suicidi tramite i sopravvissuti". "Abbiamo seguito casi anche gravissimi di tentativi di suicidio, che si sono ripresi e hanno superato il desiderio di morte", conclude l'esperto. Il potenziamento di uomini e mezzi non riguarderà però solo il primo maggio. "Dal momento che le persone cominceranno ad arrivare a Roma già nei giorni precedenti, abbiamo pensato a un rafforzamento graduale dal 30 aprile al 2 maggio", spiega il direttore dell'Ares 118 di Roma.
Il piano di sorveglianza sanitaria a cui si sta lavorando ha infatti un obiettivo ben preciso: "Evitare – sottolinea De Angelis – di trasportare nei pronto soccorso della città persone con patologie minori, e scongiurare così il pericolo di 'ingolfarli'". "In queste occasioni – afferma il direttore del 118 di Roma – la maggior parte delle persone assistite è vittima di lievi malori. Perlopiù si tratta di soggetti accaldati, stanchi e disidratati, perché magari in piedi sotto il sole per tante ore. Basti pensare – conclude De Angelis – che ad aprile 2005, nel giorno dei funerali di Papa Giovanni Paolo II, su 8 mila persone assistite solo 100 sono state trasferite in ospedale".

Articlolo scritto da: Adnkronos