Arezzo – Gira e rigira aveva ragione Marx, quando – oltre 150 anni fa – aveva colto con lucidità le linee essenziali di quel processo economico-sociale, ma anche culturale, che oggi chiamiamo “globalizzazione”: infatti, l’attualità della sua analisi del capitalismo si esplica chiaramente nelle pagine del Manifesto, che sono preveggenti e più che mai valide. Marx scriveva che la borghesia non può esistere senza rivoluzionare di continuo gli strumenti di produzione, i rapporti di produzione e quindi tutto l'insieme dei rapporti sociali. Mentre le classi sociali preborghesi avevano come condizione di esistenza primaria l'immutata conservazione degli antichi modi produttivi, la borghesia realizza il continuo rivoluzionamento di tali rapporti, l'incessante scuotimento di tutte le condizioni sociali, con il bisogno di sbocchi in tutto il globo terrestre per i suoi prodotti: insomma tramite lo sfruttamento del mercato mondiale la borghesia ha reso cosmopoliti la produzione e il consumo di tutti i Paesi. Ritengo – conseguentemente – che nessun pensatore dell'Ottocento abbia avuto lo sguardo più acuto di Marx, fino a scorgere i tratti essenziali (e drammatici) della nostra epoca. Che poi le tesi di Marx non facciano parte del senso comune, della TV, della grande stampa, è tutta un’altra cosa: ed anzi è un paradosso epocale che oggi abbiamo il massimo di verificazione delle tesi marxiste sull’evoluzione e collasso del capitalismo ed il minimo di forze comuniste nell'occidente (in Italia, poi, lasciamo perdere…). Per uscire dal tunnel occorrerebbe – a livello planetario – redistribuire le risorse dalla rendita al lavoro, ripristinare l'intervento degli stati nell'economia, cancellare (almeno) le risorse pubbliche alle scuole private, ridimensionare l'intervento privato nella sanità, agire per modificare lo stile di vita delle persone, al fine di renderlo più ecologico e quindi meno consumistico, smetterla con guerre insensate…
Fausto Tenti (Segretario Provinciale Rifondazione Comunista/Federazione della Sinistra)