Torino, 3 mar. – (Adnkronos) – "Senza il nucleare l'Italia muore. Tra 50 anni finirà il petrolio, tra 80-100 il carbone, seguito poi dal gas. Altre fonti non saranno sufficienti a fornire l'energia di cui abbiamo bisogno. La Cina ha previsto 120 centrali, l'India 60, la Francia ne ha 62, il programma svizzero ne contempla 8 per 8 milioni di abitanti". E' l'allarme lanciato da Umberto Veronesi, oncologo, senatore e presidente dell'Agenzia per la sicurezza nucleare in un'intervista alla 'Stampa', un incarico che nasce da una scelta "moralmente corretta". In risposta alle obiezioni degli oppositori del nucleare, Veronesi sottolinea come quello di "garantire la sicurezza nel funzionamento ordinario" è un "obiettivo non difficile" Infine, per quanto riguarda il "fattore umano" alla base dei più gravi incidenti nelle centrali nucleari, una situazione come quella di Chernobyl "è qualcosa che non potrà più accadere": per questo, aggiunge, "la mia attenzione maggiore sarà formare personale adeguato dal punto di vista tecnico, scientifico, ma anche psicologico, perché sappia far fronte alla pressione". Sul livello di preparazione in Italia lo studioso sottolinea che "abbiamo mantenuto viva la ricerca e centri come quello di Casaccia, vicino a Frosinone, sono all'avanguardia. Poi il fatto che partire da zero ci consente di usare le tecnologie più moderne", anche se sulle opzioni tecniche "non abbiamo ancora fatto una scelta definitiva". Sottolineando che "nessuno mai al mondo è morto per inquinamento da scorie" Veronesi dice che "si stanno affinando tecniche per renderle innocue più in fretta" e "soprattutto, l'Italia potrà non avere depositi di scorie pericolose" dal momento che "si tende a individuare un unico sito per Continente" e "in Europa ci sono tre soluzioni allo studio, tutte fuori dai nostri confini".
Articlolo scritto da: Adnkronos