Roma, 24 ott. (Adnkronos Salute) – Spariscono le culle in Italia. Quest'anno, infatti, ci saranno 12.700 neonati in meno rispetto al 2010, con un calo del 2,26%. In pratica, come se sparissero d'un colpo i neonati che vengono alla luce in un anno intero in una citta' di 2 milioni di abitanti. Un calo di fiocchi rosa e azzurri maggiore rispetto al 2009 e al 2010, quando furono persi in due anni 15.000 neonati. La stima è stata effettuata per l'Adnkronos Salute dal pediatra di Milano Italo Farnetani, autore del manuale 'Da zero a tre anni' (Mondadori). "Si accentua così la diminuzione della natalità che si era verificata negli ultimi anni, dopo un incremento dal 1995 al 2005, dovuto soprattutto alla presenza di bambini di genitori stranieri", dice il pediatra. Farnetani ha elaborato gli ultimi dati del bilancio demografico mensile dell'Istat, diffuso il 17 ottobre, che si riferisce ai nati nel periodo gennaio-maggio del 2011. In questa parte dell'anno, infatti, nasce il 40% dei neonati venuti alla luce nell'intero anno solare. Pertanto si tratta di un campione sufficientemente alto, considerando anche che, proprio dagli studi di Farnetani emerge che l'andamento mensile dei nati è piuttosto costante nel tempo. Se andiamo ad analizzare le diverse aree geografiche, il calo più netto si concentra al Nord-Ovest: qui la diminuzione è del 3,18%, a fronte di un calo più contenuto al Nord-Est con il -1,66%. Al Centro spicca la situazione della Toscana (-3,48%). Al Sud invece la diminuzione in media è stata del 2,11%. Se andiamo a vedere i dati delle singole regioni, si nota che la diminuzione che si è verificata al Nord-Ovest è dovuta soprattutto alla Lombardia, regione "da anni al primo posto in Italia per numero di nati – ricorda Farnetani – Qui si è avuto una perdita del 3,77%, che però non è omogenea. La provincia di Milano ha presentato una diminuzione del 3,87%, mentre il crollo si verifica proprio nel comune di Milano, ove la diminuzione è dell'8,83%". "In base a questo dato si può realizzare una proiezione per cui si avranno nel 2011 più di 1.100 neonati in meno, pertanto è previsto che il numero dei neonati residenti nel comune di Milano passerà da 12.606 del 2010 a 11.500 nel 2011. Se nella provincia di Monza e Brianza la diminuzione delle nascite è solo dell'1,11%, a Bergamo è del 4,27%. Nella provincia di Brescia il calo è consistente (6,54%), mentre appare più contenuto nel comune capoluogo, (2,09%)". In Liguria la flessione è del 3,71%. In Piemonte c?è una riduzione di nati inferiore alle regioni confinanti: l'1,82. Passando al Nord-Est scopriamo che il Veneto – che perde l'1,41% dei neonati – va meglio dell'Emilia Romagna ove il calo è del 2,39%. Al Centro il calo della natalità è piuttosto uniforme perché si va dal -1,02% rilevato nel Lazio, al -1,43% delle Marche. Certo in Abruzzo la diminuzione è del 2,84%, mentre la diminuzione più consistente si ha in Toscana, ove il calo è del 3,48%. Al Sud, poi, la Campania – che è la seconda regione per numero di nati – ha presentato una flessione inferiore rispetto a quella dell'Italia Meridionale (1,38%), mentre la Puglia è a -1,84% e la Basilicata segna un -2,30%. La regione meridionale in cui si verifica la maggior diminuzione del numero dei nati è la Calabria con 4,36%. Facendo una proiezione per il 2011 si stima che in questa regione si passerà dai 17.801 nati nel 2010 a poco più di 17.000. Diversa la situazione nelle due isole maggiori: in Sicilia la flessione dei nati è dell'1,87, in Sardegna del 2,75%. La diminuzione della natalità è da interpretarsi "con il minor numero di nati figli di genitori stranieri", spiega Farnetani. Gli studi del pediatra hanno messo in evidenza però che l'andamento della natalità è in rapporto con la situazione dell'economia reale. Insomma "senza dubbio la crisi economica è uno dei motivi della riduzione della natalità", dice. Insomma, si rinuncia a un figlio "proprio per non incrementare le spese". Si deve anche valutare "che da anni c'è una cronica insufficienza di posti disponibili negli asili nido, cosa che crea disagio sia per i bambini sia per le famiglie. È una situazione sbagliata – evidenzia il pediatra – perché il numero dei nati è piuttosto costante, anche negli incrementi e decrementi, pertanto è prevedibile il numero di bambini che hanno bisogno dell'asilo nido. Le amministrazioni locali dovrebbero dare una risposta alle richieste dei cittadini". In genere, poi, nei momenti di crisi economica "le coppie si trasferiscono nelle zone che offrono abitazioni a un costo minore e soprattutto servizi sociali e asili nido", riflette Farnetani. Dalla ricerca sul 2011 si conferma, infine, che "il mese con minor natalità resta aprile".
Articlolo scritto da: Adnkronos