Roma, 2 mag. – (Adnkronos) – Questa mattina, all'alba, 55 attivisti di Greenpeace hanno bloccato la costruzione della centrale nucleare di Flamanville in Francia. Si tratta, spiega l'associazione ambientalista, "di una centrale con reattori del tipo Epr (European Pressurized Reactor), gli stessi che Enel e il governo italiano vorrebbero costruire in Italia". "Due tir – prosegue Greenpeace – sono stati ancorati al terreno per bloccare l'entrata del cantiere mentre alcuni attivisti hanno scalato tre gru per impedire i lavori di costruzione".
"Ciò che sta succedendo in Giappone richiede una revisione di tutte le procedure di sicurezza e la prima cosa da fare è bloccare la costruzione di nuove centrali – spiega Salvatore Barbera, responsabile della campagna Nucleare di Greenpeace Italia – Come ha anche segnalato l'autorità per la sicurezza nucleare francese (Asn), i reattori Epr presentano fattori di rischio simili a Fukushima". L'Epr, ricoreda Greenpeace, "è stato progettato sulla base di ciò che si è imparato dagli incidenti di Three Miles Island e Cernobyl, ma quanto accaduto a Fukushima mette in discussione il progetto dell'Epr su vari punti: la dipendenza vitale e continua dalla rete elettrica per raffreddare i reattori, il rischio di esplosioni di idrogeno, il posizionamento dei generatori a gasolio di emergenza a rischio in caso di allagamento".
"Inoltre, anche nell'Epr le piscine con il combustibile irraggiato sono fuori dalla struttura di contenimento e la sala di controllo è troppo vicina al reattore e può diventare inaccessibile in caso di rilascio di grandi quantità di radiazioni" prosegue Greenpeace, sottolineando che "l'Epr viene presentato come modello della nuova generazione di reattori nucleari. Sulla carta è il più grande reattore al mondo ma attualmente non ne esiste nessuno in funzione".
In Europa ci sono due centrali di questo tipo in costruzione: una in Finlandia e una in Francia "ed entrambe – continua l'associazione ambientalista – stanno avendo migliaia di problemi tecnici e di sicurezza, con ritardi che hanno portato ad aumenti esorbitanti dei costi preventivati". Per Greenpeace, insomma, "la sicurezza nucleare non esiste: esistono solo rischi sicuri per questi reattori. Come l'incidente giapponese dimostra, la tecnologia delle centrali è troppo complessa e intrinsecamente vulnerabile ad un mix di errore umano, problemi tecnici e disastri naturali".
"La soluzione -aggiunge Greenpeace- è a portata di mano: energie rinnovabili e risparmio energetico sono ormai in grado di garantirci sicurezza energetica e di liberarci da fonti pericolose come il nucleare e i combustibili fossili". "Il governo italiano vuole far saltare il referendum con una moratoria-truffa per mantenere gli impegni con la Francia su reattori molto più pericolosi e costosi di quanto vogliano farci credere. I cittadini italiani hanno diritto di esprimersi su una scelta che vincolerebbe il Paese al nucleare per oltre un secolo" conclude Barbera.
Articlolo scritto da: Adnkronos