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Libia: Assafrica, in Nord Africa opportunità per imprese italia

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Roma, 3 mar. (Labitalia) – Un po' troppo allarmismo e qualche generalizzazione, su una realtà meno rischiosa di quanto si creda per le imprese italiane. Valuta così il quadro economico che sta emergendo nei paesi nord-africani, dopo le trasformazioni politiche di questi mesi, Pier Luigi D'Agata, direttore generale di Assafrica, l'Associazione imprenditoriale della Confindustria che rappresenta e supporta le imprese italiane operanti o interessate a svilupparsi nei 70 Paesi del Mediterraneo, Africa e Medio Oriente. La Libia, spiega D'Agata a LABITALIA, "per ora è un buco nero, e bisogna vedere come si evolverà la situazione nelle prossime settimane". "Complessivamente però – dice – il cambio di vertici nei Paesi dell'area apre delle opportunità, soprattutto per le pmi italiane". Le oligarchie del potere politico e militare, e del potere delle grandi imprese legate ad esse, sottolinea d'Agata, "hanno un po' soffocato il mercato, ma questo è, secondo me, il momento di valutare le possibilità, non i problemi, che si prospettano in tutta l'area". I rischi, per D'Agata, sono legati all'instabilità politica che potrebbe prospettarsi. Tuttavia, non prevede sviluppi in senso radicale. "In questi Paesi – dichiara – le incertezze sono legate al rischio di mancata stabilità nelle elezioni dei prossimi mesi. La rivoluzione però, anche in Libia, è laica: non c'è integralismo, non ci sono sentimenti antiamericani o antioccidentali. E' un movimento in funzione della libertà, del rigetto di oligarchie che controllano tutti i centri di potere, tra cui quello economico". In Tunisia, continua il direttore di Assafrica, ci sono circa 700 aziende italiane produttrici. Negli scorsi anni, spiega, c'è stata una delocalizzazione produttiva "non tanto per risparmio di costi, poiché ci sono Paesi in cui il lavoro si trova a costi anche più bassi, ma piuttosto per servire nuovi mercati". "La Tunisia – prosegue – è una base soprattutto per seguire i mercati arabi". Diverso invece, per d'Agata, il contesto in Egitto, "perché la politica del precedente governo egiziano ha sempre favorito i grandi gruppi, con l'idea che poi le piccole avrebbero seguito a ruota". Dopo la caduta del presidente Ben Ali, commenta ancora D'Agata, "il governo tunisino provvisorio è stato un po' contestato ma ora la situazione è tornata alla normalità: le autorità e l'associazione confindustriale tunisia (l'Utica – Union tunisienne de l'industrie, du commerce et de l'artisanat, ndr) stanno cercando di rassicurare gli investitori e incentivare gli investimentii". Nel Paese nordafricano, la protesta è stata fortemente appoggiata dai sindacati. "C'è molta disoccupazione giovanile, il sindacato è stato protagonista nelle manifestazioni – ricorda – con mobilitazioni e scioperi generali. Ora, vuol fare vedere ai propri iscritti che aumenterà il potere d'acquisto". Per questo, annucia, "stiamo lavorando con la Confindustria tunisina per definire una linea comune delle imprese sul territorio, locali e italiane". In generale, in tutti i Paesi interessati dai cambiamenti, spiega D'Agata, "sarà una stagione danneggiata soprattuto per il comparto turistico". La situazione non sarà così diversa però, spiega, per l'industria, "con l'eccezione della Libia, dove ci sono molti contratti aperti". Molte aziende italiane non hanno scelto di assicurare le loro attività nei paesi ora in crisi. Per D'Agata, le ragioni di questa scelta sono due. "I costi della Sace – commenta – sono molto elevati, e molte aziende hanno ritenuto che incidessero troppo sulla loro competitività. Le pmi poi, nonostante l'azione della Sace negli scorsi anni, non ne conoscono abbastanza le potenzialità. Anche per ragioni culturali, non considerano questo strumento quando operano in paesi difficili. La Sace viene usata soprattutto per i grandi progetti".

Articlolo scritto da: Adnkronos