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La politica energetica italiana tra nucleare e rinnovabili. E la Basil

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La politica energetica italiana tra nucleare e rinnovabili. E la Basil

Potenza, 21 mar. – (Adnkronos) – La politica energetica italiana, combattuta sul dualismo tra il riavvio del nucleare e lo sviluppo delle fonti rinnovabili, non potrà fare a meno per lungo tempo delle fonti fossili. Tradotto in termini concreti, significa petrolio e gas della Basilicata.
Con questa consapevolezza la Regione insiste con il governo per massimizzare i vantaggi delle attività estrattive che, pur snaturando la vocazione della Basilicata, non hanno portato benefici in termini di occupazione ma solo con l'afflusso di decine di milioni di euro di 'royalties' confluiti nelle casse delle amministrazioni locali.
Alla Basilicata non basta il bonus benzina che si prospetta di poche decine di euro pro capite e che adesso è messo in discussione anche dal ricorso della Regione Veneto che chiede di beneficiare dei fondi a disposizione. In questo scenario la Basilicata ha ottenuto un bel risultato con l'intesa Stato-Regione per la realizzazione di un piano di sviluppo legato all'estrazione del petrolio in cui il governo ha riconosciuto la Regione Basilicata come ''strategica'' per l'Italia in quanto maggiore fornitrice di greggio. I due grandi giacimenti petroliferi della Basilicata, ubicati rispettivamente in Val d'Agri e nell'alta Valle del Sauro, rappresentano la massima parte delle estrazioni petrolifere nazionali, offrendo un importante contributo alla bilancia nazionale dei pagamenti per la 'bolletta energetica'.
Il petrolio avrà ancora vita lunga, affermano gli osservatori internazionali. In Basilicata si è fatto il punto di recente in una conferenza, ''Copam'', dedicata all'interazione tra la coltivazione di idrocarburi e l'ambiente. Per la politica energetica sono giorni 'caldi'. Sulle rinnovabili il governo è al lavoro per definire le nuove politiche di incentivazione. Nonostante la crescita e lo sviluppo di fotovoltaico ed eolico, il loro contributo alla bolletta energetica è ancora molto contenuto. Sul nucleare, invece, è arrivata la frenata dopo la crisi dell'atomo in Giappone per le note vicende dei reattori di Fukushima.
L'Italia è attualmente dipendente in massima parte dalle importazioni di energia elettrica della Francia (prodotta dalle centrali nucleari) e dall'approvvigionamento di gas e petrolio da Libia, Russia e Algeria. Di suo l'Italia ha soprattutto i giacimenti petroliferi della Basilicata. Nel corso del ''Copam'' si è osservato che nel mondo si dovrà ancora fare affidamento per molti anni sulle fonti fossili. Anche perché alla maggiore produzione di rinnovabili da parte dei Paesi industrializzati corrisponde una crescita di fabbisogno energetico dei Paesi emergenti.
Anche la Banca Europea degli investimenti si è detta interessata a collaborare con la Basilicata per sostenere finanziariamente lo sviluppo sostenibile ed un arricchimento di infrastrutture per il territorio. Con queste credenziali, la piccola regione meridionale chiede a gran voce di potersi sedere al tavolo con il governo rivendicando un ruolo di polo di eccellenza dell'energia e uno reale sviluppo per le proprie aree interne per fare da contraltare alle spinte, sempre più pressanti, degli ambientalisti e dell'opinione pubblica che non vuole più trivelle.
La ricchezza della Lucania risiede nelle aree interne. In particolare il giacimento della Val d'Agri è il più grande dell'Europa continentale e garantisce all'Italia oltre l'80 per cento della produzione nazionale di greggio coprendo circa il 6 per cento del fabbisogno.
L'entrata in esercizio di Tempa Rossa porterà un incremento del 40 per cento della produzione petrolifera nazionale con un'ulteriore riduzione della dipendenza dall'estero per l'approvvigionamento energetico. Su Tempa Rossa è stato aggiornato il cronoprogramma: entrerà in produzione nel 2015. La Basilicata è in grado di arrivare fino al 10 per cento del fabbisogno energetico nazionale e di offrire a regime una produzione di più di 150mila barili al giorno. ''E' come se ogni due giorni attraccasse in Italia una petroliera carica'', è l'esempio fatto dal sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia. Che nel frattempo deve fronteggiare la richiesta della Regione Veneto di beneficiare del bonus benzina, attribuito in massima parte alla Basilicata ed anche alla Romagna per le estrazioni di petrolio. Il Veneto lo rivendica per la presenza del rigassificatore di Porto Viro che, peraltro, non genera royalties.
In Basilicata sono operativi 68 pozzi con le concessioni vigenti e 8 centri di raccolta e trattamento. Un numero destinato a crescere se andranno in porto le 18 istanze per permessi di ricerca in terraferma (non tutte perché di alcune di esse l'iter si è fermato). Ci sono inoltre due istanze per la concessione di stoccaggio in terraferma. La più importante, che avanza verso il via libera, è della società russa Geogastock che vuole realizzare un mega-impianto a Ferrandina, nel Materano. L'altra faccia della medaglia, però, è appunto l'opposizione dei lucani e delle associazioni ambientaliste ad ulteriori insediamenti su un territorio che ha già messo a disposizione ampie fette di superfici 'sacrificandolo' all'interesse nazionale senza il corrispettivo atteso. Delle 'royalties' (65 milioni di euro solo nel 2010) beneficia solo l'areale dell'estrazione petrolifera su cui è stato possibile realizzare interventi infrastrutturali come la rete del gas metano.