Arezzo – Il 15 Febbraio ogni vero aretino è nella Cappella della Madonna del Conforto. Chi vuole conoscere, vedere la faccia del popolo di Arezzo e della vallate diocesane vada a venerare la Madonna del Conforto. Tutta la secolare tradizione cattolica aretina è caratterizzata dalla scelta di parole significative per indicare la profonda venerazione mariana. Maria della "Misericordia" ha caratterizzato il Medioevo, rappresentata dalla Madonna con il suo mantello aperto, protettivo e accogliente il popolo aretino. Spinello e Piero della Francesca hanno esaltato nella pittura questa devozione. Rossellino ha scolpito Maria della Misericordia nella pietra della facciata del Palazzo di Fraternita. Maria delle "Grazie" ha caratterizzato il rinascimento in Arezzo. Madonna del "Conforto" la devozione mariana dalla fine del ‘700 fino ad oggi. Giuseppe del Rosso, giovane architetto fiorentino, chiamato dal Vescovo Niccolò Marcacci nell’Aprile del 1796 a progettare e dirigere i lavori per la costruzione del grandioso santuario mariano riuscì a fondere la architettura gotica della nostra Cattedrale con la architettura neoclassica ottocentesca della Capella della Madonna del Conforto, con le sue navate, abside e cupola. Le vicende costruttive e la intera decorazione pittorica della Cappella rappresentano l’evento fondante della cultura artistica ottocentesca di Arezzo. La Cappella è uno degli esempi più significativi della storia artistica della nostra città. La costruzione fu una festa di popolo: ogni parrocchia, castello, comunità, confraternita portarono pietre e ogni materiale necessario alla sua costruzione. Il Vescovo Marcacci, nel 1798 prima di morire, volle dare l’incarico a due giovani pittori di dipingere due opere da collocare nella Cappella. I loro nomi erano Pietro Benvenuti aretino e Luigi Sabatelli, fiorentino. Erano amici e si erano conosciuti in quegli anni a Roma dove entrambi si trovavano per la loro formazione artistica. In questi giorni di novena di preparazione alla festa, sono salito in Cattedrale e nella Cappella della Madonna del Conforto ed ho visitato queste due opere, guardandole con occhi diversi. Sono messe a "specchio" per essere viste meglio, data la loro scarsa illuminazione. Tutta la Cappella è un inno alla Madonna, preannunciata dai profeti nel Vecchio Testamento, protagonista nel Nuovo Testamento, trasfigurata nella sua gloria attaverso le pitture di Luigi Ademollo e Luigi Catani. Ma accanto alla esaltazione della Madonna, nella Cappella emerge con una forza dirompente il ruolo della donna attraverso le pitture di Benvenuti e Sabatelli. Benvenuti a rappresentato Giuditta con in mano la testa del generale Oloferne, da lei decapitato: Giuditta è la donna simbolo del coraggio e della libertà del suo popolo. Sabatelli ha rappresentato Abigail davanti a David, come la donna simbolo della saggezza e della umiltà. La dona in quegli anni dopo la rivoluzione francese aveva assunto un ruolo simbolico davvero rilevante : la donna che guida il popolo verso la libertà. Il Vescovo Marcacci commissionò ai due artisti la sua scelta tratta dalla Bibbia: ricordare il ruolo fondante della donna nella famiglia e nella società. Il mondo civile rivoluzionario del tempo arrivava a quanto già la Bibbia aveva indicato per la donna! Mentre la costruzione della Cappella della Madonna del Conforto andava avanti, nel 1799 e nel 1800 avvenivano i fatti di "Viva Maria", dove il valore religioso e civile della "donna" si fondevano in un messaggio di libertà, di coraggio e di fede! Vivere appieno la festa della Madonna del Conforto vuol dire riflettere sul nostro patrimonio religioso, civile artistico di Comunità Aretina.