Home Politica Interruzione di gravidanza ed obiezione di coscienza, il “caso” Arezzo

Interruzione di gravidanza ed obiezione di coscienza, il “caso” Arezzo

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Arezzo – “Una polemica strumentale e artatamente montata. Un tentativo intollerabile di omologare una questione così sensibile come l’interruzione di gravidanza a un pensiero unico e a un conformismo diffuso. Ai medici obiettori va tutta la mia vicinanza e il mio rispetto per la loro scelta, sia essa dettata da motivi filosofici o religiosi”.

Così il vicepresidente della commissione regionale Sanità Stefano Mugnai (PdL), in merito al caso sorto intorno all’obiezione di coscienza nei casi di interruzione volontaria di gravidanza da parte di 20 ginecologi aretini su 31. Numeri che, secondo la Asl, non mettono a rischio il percorso di assistenza previsto per le IVG. La stessa Asl ha specificato che i dati sulle interruzioni di gravidanza non hanno subito variazioni di rilievo negli ultimi anni, quasi a significare che la presunta carenza di medici non obiettori non ha causato diminuzioni nel numero di IVG.

“Alla luce dei dati forniti e delle parole del direttore generale della Asl aretina Enrico Desideri non posso che essere sconcertato dalla veemenza con cui ci si è scagliati contro i medici obiettori, esercitando in una qualche maniera una pressione indebita nei loro confronti. Siamo di fronte – prosegue l’esponente del PdL – ad un conflitto tra due diritti entrambi riconosciuti e tutelati dalla legge 194: quello della donna di interrompere la gravidanza e quello del medico di fare obiezione di coscienza. Se la 194 deve essere difesa, deve essere difesa nella sua interezza, compresi il diritto di esercitare obiezione di coscienza da parte degli operatori sanitari e il diritto delle associazioni che ne facciano richiesta, ivi comprese quelle pro-vita, di esser presenti nei consultori. La sensazione è che questa vicenda basata su un non problema tradisca un rigurgito di intolleranza verso chi continua a ritenere che la vita non sia nella disponibilità delle persone. E quindi di chi rifiuta di farsi omologare in un tentativo di normalizzazione valoriale e culturale”, conclude Mugnai.