Home Attualità Salute Farmacologo su tossina scorpione, si rischia nuovo ‘caso Di Bella’

Farmacologo su tossina scorpione, si rischia nuovo ‘caso Di Bella’

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Roma, 3 mag. (Adnkronos Salute) – "Non si tratta di un prodotto omeopatico: il medicinale messo a punto a Cuba è un estratto da una tossina dello scorpione, dunque un prodotto di origine naturale che avrebbe delle proprietà antinfiammatorie. Ma non ci sono dati, nè esistono prove scientifiche su meccanismo d'azione ed efficacia. Ci sono solo le testimonianza dei pazienti. Insomma, se le cose continuano così, chi fa un viaggio della speranza in Albania rischia una cocente delusione". Parola di Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano.
Che a proposito del farmaco dal veleno dello scorpione cubano e del 'pellegrinaggio' dei primi italiani in Albania, avverte: "Se non si interviene per fare chiarezza, questa cosa rischia di trasformarsi in un altro caso Di Bella". "Anche allora si diceva di risultati miracolosi – dice il farmacologo all'Adnkronos Salute – mentre poi si è visto che non c'erano. In questo caso, nonostante le testimonianze dei pazienti che l'hanno preso, devo dire che non ci sono prove che il prodotto abbia effetti contro il cancro. Conosco anche degli oncologi che sono andati a Cuba per capire di che si trattava, e non hanno trovato nulla".
"E anche con le testimonianze, rilasciate in perfetta buona fede, bisogna essere cauti. Se un paziente cui il medico aveva dato 6 mesi di vita è sopravvissuto per qualche tempo in più, questo – spiega – non basta per dire che il prodotto ha funzionato: queste previsioni sono stime, in medicina, non certezze". Insomma, "solo uno studio scientifico controllato permette di avere certezze sull'efficacia" di un farmaco, sottolinea Garattini. "Certo, si può capire facilmente che persone con familiari malati terminali tentino ogni strada. Ma questi viaggi della speranza rischiano di provocare cocenti delusioni", avverte. E se ora il medicinale, che fino a poco tempo fa veniva distribuito gratis a Cuba, ora viene venduto in Albania, "l'intera faccenda rischia di trasformarsi anche in un business. Insomma – conclude – sarebbe bene che l'Agenzia italiana del farmaco e il ministero della Salute intervenissero per chiarire la situazione alle persone e testimoniare che non ci sono dati. Oltretutto non si sa neanche che cosa i pazienti stiano assumendo", conclude.

Articlolo scritto da: Adnkronos