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Enrico Grezzi All’Arena Eden mercoledì 23 febbraio alle 21,15

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Enrico Grezzi All’Arena Eden mercoledì 23 febbraio alle 21,15

Arezzo – Mercoledì 23 febbraio, dalle 21,15 Enrico Ghezzi sarà ad Arezzo al Cinema Eden per presentare “Eraserhead. La mente che cancella” di David Lynch nell’ambito della rassegna Lost & Found, organizzata da Cineforum 2 e Sentieri Selvaggi in collaborazione con l’assessorato alla cultura del Comune di Arezzo.
Per Enrico Grezzi è un ritorno all’Arena Eden visto che nel luglio del 2007 era intervenuto sul tema del “cinema liquido”, introducendo la proiezione di “Lady in the Water” di M. Might Shyamalan, sempre su iniziativa di Cineforum 2 e Sentieri Selvaggi.
Enrico Ghezzi è l’inventore di “Fuori orario, Cose (mai) viste” e uno dei creatori di “Blob”, celebri trasmissioni tv nate alla fine degli anni 80. Nato a Lovere (BG) si trasferisce a Genova dove frequenta il cineclub Filmstory. Nel 1978 inizia a lavorare in Rai e dal 1987 al 1994 cura il palinsesto cinematografico della Rai 3 di Angelo Guglielmi. Nel 1985, in occasione dei 90 anni del cinema, crea la maratona non-stop di 40 ore “La magnifica ossessione”. È stato direttore del Festival di Taormina dal 1991 al 1998. Nel 2009, per festeggiare i 20 anni di “Blob”, viene creato un cartoon su di lui “Hello Ghezzy!”.
Per quanto riguarda la pellicola che seguirà, c’è subito da dire che David Lynch è uno dei registi più indagato dagli sguardi “ghezziani”, con il suo cinema luogo di visioni, incubi, spettri, desideri. Tutto molto in linea con le molteplici traiettorie interpretative-sintattiche-visive del critico.
“Eraserhead. La mente che cancella” (USA, 1977) è il classico film lynchiano dalla trama irraccontabile, un insieme surreale e caotico di gesti, suoni, corpi, immagini che richiede di essere vissuto, e più volte verificato, dallo spettatore al fine di ricavarne una logica successione (impresa comunque ardua). “Eraserhead” venne ultimato nella completa indigenza economica del regista che al film sacrificherà la propria vita privata nell’ossessione di terminarlo. Fu molto amato da Kubrick, che lo proiettava durante la lavorazione di “Shining” per trasmettere inquietudine ai propri attori. Il che è tutto dire.