Atlanta, 8 feb. – (Adnkronos) – Coca Cola compie cento venticinque anni e, per la prima volta nella sua storia, apre le porte ai consumatori italiani. Da ieri per due giorni, sono in visita nel headquater di Atlanta dove lavorano circa 5000 addetti le più importanti associazioni italiane di consumatori per un confronto sulla qualità delle bevande e sicurezza del prodotto. Al centro dei colloqui, le tematiche che stanno più a cuore alla importante industria delle bollicine che opera in circa 200 paesi al mondo: innovazione, qualità, sostenibilità ambientale, sostegno alle comunità in cui il gruppo svolge la propria attività. ''Per noi – spiega Ben Deutsch, vice president Corporate Communications di Coca Cola Company – è importante dare al consumatore un prodotto che risponda alle sue esigenze. Di qui la necessità di operare con la massima trasparenza, trasparenza che non coinvolge solo gli stakeholders, gli imbottigliatori, i distributori, ma anche e soprattutto i consumatori: dialogare con loro, capire le loro richieste, ha un impatto importante per la messa a punto delle nostre strategie future e certamente non può che portare a risultati positivi''. ''E' un percorso avviato da tempo, fin da quando negli anni novanta i nostri risultati erano già molto positivi – ha proseguito Deutsch – tra la fine degli anni novanta e i primi anni duemila, però, le cose anche per noi sono cambiate, abbiamo dovuto affrontare difficoltà di business e registrato risultati commerciali non in linea con le aspettative, che si sono tradotte con un piano di ristrutturazione in molti paesi e questo ha cambiato la cultura della nostra società: ci ha spinto ad una maggiore attenzione verso il consumatore e sebbene il ' nostro journey' sia in continua evoluzione, e dunque noi ancora lontani dal dichiararci soddisfatti, i risultati cominciano a farsi sentire''. ''I consumatori ci affidano una grande responsabilità – ha aggiunto Clyde Tuggle, senior vice president Global pubblic affairs – perché in definitva sono loro i veri responsabili del marchio, il nostro successo dipende da loro: 125 anni fa qualcuno nella sua cantina ha mischiato alcuni elementi acquistati in farmacia e oggi di quella bevanda vendiamo 1,6 mld di prodotti al giorno, ma siamo consapevoli che la reputazione costruita in 125 anni può essere distrutta in 125 secondi. Per questo la cultura della qualità fa ormai parte del nostro dna e si estende oltre alla company per interessare anche a chi opera con noi, a cominciare dai nostri partner imbottigliatori''. Ricordando, poi, che Coca Cola in tutti i paesi in cui opera, soprattutto in quelli in via di sviluppo, reinveste i profitti in ambito locale con iniziative a favore innanzitutto dell'istruzione e della sanità, Tuggle ha precisato: ''la nostra impresa ha successo nella misura in cui hanno successo le comunità in cui opera per questo il nostro obiettivo è offrire al mondo una bevanda buona accompagnata dai valori che il mondo cerca''. E al rappresentante dell'Associazione nazionale consumatori, Massimiliano Dona, che invitava la multinazionale a ripensare a quelle pubblicità che possono spingere ad un eccessivo consumo della bevanda più famosa al mondo per evitare che questo possa ripercutersi sulla salute, Tuggle ha ricordato che l'obiettivo di Coca Cola è ''portare il nostro prodotto nelle case, perché questo ci consente di aumentarne il consumo anche fuori, ovviamente a nessuno vogliamo imporre di berla anche a casa, ma ci piace che passi il messaggio che laddove la gente si riunisce, laddove c'è gioia, ci siamo anche noi''. La visita delle associazioni italiane di consumatori alla Coca Cola rientra nel progetto avviato nel 2009 da Centromarca, società che raggruppa circa 200 imprese che operano nel settore dell'alimentare confezionato, della cura per la casa e per la persona, che punta a far conoscere i centri di eccellenza mondiale per vedere dove nasce l'innovazione e la qualità dei prodotti di marca. ''Oggi – ha spiegato Ivo Ferrario direttore comunicazione Centromarca – il consumatore quando guarda lo scaffale vede prezzi, non prodotti. Il nostro obiettivo è che torni a capire che a prezzi diversi corrisponde una diversa qualità e che la guerra dei prezzi sugli scaffali è pericolosa perché la mancanza di un presidio di marca può presentare problemi di qualità e sicurezza''.
Articlolo scritto da: Adnkronos