Arezzo – “Se son rose fioriranno” dice Mario Checcaglini a proposito della discussione riaperta sull’area ex-Lebole e le notizie apparse sui quotidiani.
“Sull’area ex Lebole – aggiunge il direttore di Confesercenti – siamo felicissimi che si possa iniziare a trovare una unità di intenti, soprattutto intorno al tema della quota di commercio. Solo una forte unità del settore che rappresentiamo può in definitiva evitare che in quell’aria si realizzi tanto, troppo, commercio. Questo lo abbiamo sempre sostenuto. La posizione di Ascom odierna in questo senso corregge quanto espresso in precedenza, cioè il sostegno pieno al progetto Carrara. Ne siamo felici. Come siamo felici che sostenga un progetto di Koinè e gli investimenti in campo socio-sanitario.
“Rammento – prosegue Checcaglini – che noi avevamo ipotizzato tra le destinazioni il polo socio-sanitario. Qualcuno l’aveva considerato demagogia. Forse indicandolo in più d’uno potrebbe decollare come proposta alternativa. Bene quindi che Ascom raduni alcuni commercianti per arrivare a comprendere le ragioni contro il progetto centro commerciale manifestate dagli stessi operatori del centro con una lettera aperta al sindaco”.
“I nostri dubbi però – ribatte Checcaglini – tra l’altro rafforzati dagli stessi operatori storici del centro, sono serviti ad un confronto, e oggi l’associazione di categoria di via Fiorentina ha la presunzione di ritenere che se non avesse alzato la voce e tenuto una linea decisa e coerente forse il progetto Carrara oggi sarebbe già stato approvato con una delibera comunale. Questo ci tengo a dirlo per la veridicità dei fatti susseguitisi in questi mesi”.
“Detto ciò – dice Checcaglini – Confesercenti continua a sostenere la necessità che in quell’area si realizzi un nuovo quartiere della città. Perciò chiediamo che il disegno urbanistico sia coerente con questa scelta, e in tale contesto il commercio che vi si insedia sia funzionale alle esigenze del quartiere. Quando si afferma disegno urbanistico significa che in alcun modo si possa configurare come centro commerciale. Non dovrà esserci né un commercio della grande distribuzione, né un commercio per così dire di nuova generazione tipo outlet: cioè la somma di tanti piccoli e medi negozi con la stessa tipologia merceologica”.
“Come associazione di categoria – prosegue Checcaglini – non siamo disponibili a dare una cambiale in bianco. Non ce la sentiamo di accettare 10mila metri quadrati senza sapere se sono utilizzati per concessionari auto o per 100 negozi da 100 metri di abbigliamento. Le auto potrebbero essere accettate, 100 negozi di abbigliamento evidentemente no. E neanche una via di mezzo”.
“Quando si parla di 10mila meri quadrati – conclude Checcaglini – si deve sapere che essi si aggiungerebbero a quelli già in possesso della proprietà e cioè di tutta l’area dell’ex spaccio, peraltro già ristrutturata, che già oggi ha destinazione a commercio al minuto. Quindi i 10mila arriverebbero a 12-13 mila metri. Per questo motivo affinché tutto il dibattito di queste settimane non appaia come fumo negli occhi non possiamo permetterci il rischio che rientri dalla finestra ciò che si spera sia uscito dalla porta: il centro commerciale. Perché 10 mila più ciò che già c’è, fa più o meno quanto scritto nel progetto della proprietà”.