Ancora un bellissimo incontro/confronto al Giardino delle IDEE: sabato pomeriggio, di fronte ad un pubblico molto numeroso e interessato, Donato Carrisi ha presentato il Suo nuovo romanzo, già campione d’incassi.
Dopo il formidabile exploit all’esordio con il romanzo “Il Suggeritore” (che è riuscito ad aggiudicarsi un riconoscimento difficile per gli autori italiani come il “Prix Polar” francese) Donato Carrisi, sceneggiatore e scrittore esperto di criminologia, ha atteso un paio d’anni prima di sottoporre ai suoi lettori una seconda prova.
Carrisi, come molti dei personaggi di cui narra le gesta, ha sicuramente intuito quanto insidiosa potesse essere la sindrome del secondo libro, specialmente per un autore che si è fatto conoscere grazie alla potenzialità “seriale” dei suoi personaggi.
Ecco dunque che è arrivato Il tribunale delle anime, un’avventura serrata, carica di ritmo e tensione, con due protagonisti che nelle reciproche differenze riassumono interi paradigmi di criminal profiling.
Il primo, Marcus, è un personaggio di sapore quasi esoterico, abituato a muoversi fra le ombre e tormentato da un’amnesia che lo pone di fronte ad interrogativi inquietanti. Nel suo passato, un episodio che assume i contorni sfuocati di un incubo.
L’altra, Sandra, è una donna razionale, con un lutto recente che le appare insuperabile e dotata di un talento speciale per l’interpretazione dei segni che si annidano sulla scena dove è stato consumato un crimine. Sandra ha perso da pochi mesi il marito, in circostanze tutt’altro che chiare, e l’idea che l’incidente nel quale David ha perso la vita presenti delle zone oscure le risulta insopportabile.
Ragione e istinto, quindi, per comporre le tessere di una diaspora di eventi criminali in un disegno che fino alla fine rimarrà enigmatico, sullo sfondo di un mosaico di locations fra le quali spicca, per importanza narrativa e nitore descrittivo, la città eterna.
La Roma di Donato Carrisi, set ideale per dispiegare un conflitto fra bene e male, è una città con più ombre che luci, teatro di conflitti mai emersi alla luce del sole, eppure sempre presenti sullo sfondo.
Dentro a stanze di cui il mondo ignora l’esistenza, operano da secoli istituzioni che hanno tutto l’interesse a mantenere un riserbo assoluto sul proprio operato.
Il racconto scorre con grande sapienza drammatica, a mezzo di un montaggio alternato dal ritmo cinematografico che conduce il lettore verso il finale con un passo eccitato e inesorabile.
Abbiamo chiesto a Donato Carrisi come impiega il suo tempo libero e lui ci ha risposto “Scrivo. In realtà lavoro sempre e mi diverto. Quando vado al cinema alle dieci di mattina, mentre gli altri sono in ufficio, sto lavorando come loro. Le storie ti colgono all’improvviso, non puoi avere una regola”.
Gli abbiamo anche chiesto quando e dove scriva i suoi romanzi e lui ci ha risposto: “Ovunque, anche in metro a Roma. Alcuni pezzi de “Il tribunale delle anime” li ho scritti in stazioni di servizio. Scrivo dove mi capita, non sono un tipo preciso. Scrivo anche sms con il telefonino che poi mando agli amici che me li conservano”.
Gli abbiamo infine chiesto un giudizio sulla TV e lui ci ha semplicemente risposto “la guardo, si però quella fatta con moderazione”.
Durante la sua permanenza ad Arezzo Donato Carrisi, ospite dell’Hotel Continentale, ha potuto degustare piatti tipici dell’aretino apprezzando molto la pappa al pomodoro e i bringoli con le molliche di pane presso il Ristorante Buca di San Francesco e visitare le Mostre “Vasari a Napoli” e “il Primato dei Toscani” promosse dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici di Arezzo.
C’è stato il tempo anche per una passeggiata nel centro storico della città per “appropriarsi” di alcuni luoghi “affascinanti” e chissà per farli diventare scenario del prossimo romanzo.