Arezzo – Ogni anno, dal 1988, il 1 dicembre rappresenta la giornata mondiale per la lotta all’AIDS, ma è soprattutto l’occasione per mostrare il sostegno alle persone affette dall’infezione da HIV e per ricordare le persone che sono morte a causa di questa malattia. Il fiocco rosso è diventato il simbolo universale per dimostrare la consapevolezza e il supporto alle persone sieropositive: rosso come l’amore, rosso come il sangue, rosso come la rabbia, rosso come avvertimento.
Ma cosa è HIV/AIDS?
Nel mondo sono più di 34 milioni le persone contagiate dal virus e più di 27 milioni sono morti dall’inizio dell’epidemia, mentre in Italia si stima che i sieropositivi siano 170.000, di cui un quarto di questi non è consapevole del proprio stato di sieropositività. Nella nostra provincia la stima è di 850/900 persone.
E’ una malattia a trasmissione sessuale che si può diffondere anche con lo scambio di sangue o oggetti contaminati da sangue e da madre infetta a figlio durante la gravidanza. In Italia, dove i primi anni dell’epidemia l’infezione aveva colpito con maggiore frequenza i tossicodipendenti e gli omosessuali, oggi possiamo affermare quasi l’80% delle nuove infezioni (4000 l’anno circa) avviene per via sessuale.
Il profilattico è il mezzo più sicuro per evitare la trasmissione sessuale dell’i HIV e di altre malattie sessualmente trasmesse .
Il contatto sociale con una persona sieropositiva non presenta alcun pericolo per la trasmissione dell’infezione.
E’ un infezione curabile, ma non guaribile; i pazienti che si sottopongono alla terapia antiretrovirale hanno un aspettativa di vita che è aumentata fino a raggiungere i 30-35 anni. Attualmente non esistono farmaci o vaccini che possono eradicare e quindi guarire l’infezione. Il numero di persone sieropositive è destinato ad aumentare progressivamente a causa della ridotta mortalità e delle nuove infezioni.
La consapevolezza dei propri comportamenti deve condurre le persone ad eseguire il test per l’HIV per proteggere se stessi e gli altri. Fare il test è un atto di responsabilità.
La discriminazione, ancora molto diffusa anche nei paesi industrializzati, è un ostacolo importante per la prevenzione, dato che la paura di essere emarginati induce la persone a non fare il test e quindi a non accedere in modo tempestivo alle terapie
L’UNAIDS (The Joint United Nations Programme on HIV/AIDS) annuncia nel suo sito che le azioni e gli sforzi internazionali dovranno condurre a “Zero nuove infezioni, Zero discriminazione e Zero decessi legati all’AIDS”.
“Una decina di anni fa non avremmo mai pensato – dice Danilo Sacconi, specialista di Malattie Infettive – di arrivare ai successi attuali, si tratta di continuare la sfida e la battaglia, che una volta sembrava impossibile, ma non alle persone sieropositive che ancora oggi sono spesso vittime di stigmatizzazione e discriminazione, ma alla povertà, ai comportamenti a rischio, alla disuguaglianza, all’ignoranza e alla scarsa conoscenza, fattori che hanno contribuito a far diffondere e sostenere l’infezione in tutto il mondo. Solo con un’efficace prevenzione – sostiene il dottor Tacconi – e la possibilità di trattare le persone sieropositive potremo pensare in futuro di arrestare la diffusione del virus.”
Domani mattina, primo dicembre con inizio alle 9,45 nell’aula Magna dell’Itis di Arezzo, l’Associazione Aiuto SieroPositivi, grazie alla collaborazione dell’ITIS Galileo Galilei di Arezzo, hanno organizzato un evento dal titolo “Ripartiamo dalla Scuola” con la partecipazione del Prof. Marcello Caremani (Primario del Reparto di Malattie Infettive), del Dr. Gianfranco Benedetti (Direttore Aziende Farmaceutiche Municipalizzate), il gruppo comico Noidellescarpediverse e i Negrita.
Una occasione in cui i giovani avranno la possibilità di confrontarsi con chi in modo diverso ha affrontato e si è interessato del problema AIDS e tutti con il fiocchino rosso dalla parte del cuore.